Per milioni di spettatori era uno di quei volti capaci di portare il mare direttamente in casa, tra mistero, avventura e immagini che allora sembravano quasi impossibili. Dietro quella presenza discreta, però, si nascondeva una donna che aveva già sfidato limiti, profondità e pregiudizi. Una pioniera autentica.
È morta a 93 anni Zale Parry, attrice statunitense, controfigura di grandi star e figura decisiva nella storia della subacquea moderna. Si è spenta nella sua casa di Tillamook, in Oregon; a dare l’annuncio è stata la nipote Katherine Maloney, con un messaggio pubblicato su Facebook. Zale Parry era conosciuta dal pubblico soprattutto per “Avventure in fondo al mare”, la serie trasmessa dal 1958 al 1961. Accanto a Lloyd Bridges interpretò più ruoli, ma il suo contributo non si fermava davanti alla macchina da presa: la sua esperienza era preziosa anche per le riprese sott’acqua.
In anni in cui il mondo sommerso conservava un fascino quasi irraggiungibile, Parry contribuì a renderlo spettacolo e racconto. Il pubblico la vedeva muoversi negli abissi con naturalezza, senza forse immaginare quanta preparazione e quanta determinazione ci fossero dietro ogni scena. Hollywood si accorse presto delle sue qualità. Zale Parry lavorò come controfigura nelle sequenze subacquee di Sophia Loren nel film “La ragazza sul delfino”, uscito nel 1957, e di Carroll Baker in “Vento di tempesta”, due anni più tardi.

Recitò inoltre in “Gli arditi degli abissi” e partecipò anche a “Viaggio in fondo al mare”, serie andata in onda dal 1964 al 1968. Un percorso straordinario, quello di Zale Parry, costruito tra set, immersioni e una competenza che non aveva nulla di improvvisato. Prima ancora della notorietà televisiva, c’era stata la ragazza di Milwaukee innamorata dell’acqua. Nata Rosalia Parry il 19 marzo 1933, imparò a nuotare da bambina e fece del mare la sua strada. Nel 1953 fondò con il marito Parry Bivens una società dedicata alla ricerca subacquea e alla medicina iperbarica.
L’anno seguente firmò un’impresa destinata a far parlare di sé: raggiunse 209 piedi di profondità, circa 64 metri, al largo dell’isola di Santa Catalina, in California. Era il record femminile dell’epoca, ottenuto durante uno studio sugli effetti della narcosi da azoto. Quell’immersione le aprì le porte dei media americani, fino alla partecipazione al programma di Groucho Marx “You Bet Your Life”. Nel 1955 diventò la prima subacquea donna a comparire sulla copertina di “Sports Illustrated”, un riconoscimento che raccontava già la portata della sua figura.
Fu tra le prime istruttrici certificate nella contea di Los Angeles, contribuì a fondare l’International Underwater Film Festival e presiedette la Underwater Photographic Society. Nel 2000 entrò nella Women Divers Hall of Fame, mentre l’anno dopo firmò il volume “Scuba America: The Human History of Sport Diving”. Nel 2006 l’Academy of Underwater Arts & Sciences istituì la Zale Parry Scholarship, dedicata ai giovani impegnati nell’esplorazione marina. Un’eredità potente, lasciata da una donna che ha attraversato la televisione e il cinema, ma che soprattutto ha insegnato a guardare gli abissi senza paura.


