La travolgente carica sensuale del Brasile

Le poesie di Cássio Junqueira, apprezzato esponente dei “Novissimos”, corrente letteraria brasiliana che ha suscitato l’interesse e l’attenzione della critica nazionale ed estera, ha come temi dominanti il dolore, la nostalgia, l’amore, la morte, la ricerca di Dio, la solitudine, la felicità. Fin da piccolo infaticabile lettore, cresce nutrendosi delle poesie di Castro Alves, Gonçalves Ribeiro e altri poeti i cui volumi sottraeva dagli scaffali della libreria di suo padre. Aveva una spiccata fantasia e, prima ancora di conoscere Fernando Pessoa, di cui diventerà un assiduo lettore, creava personaggi per se stesso e viveva come se la vita reale fosse mera finzione. Accanto all´amore per la poesia, il giovane adolescente sviluppa una vivace attenzione per la musica popolare brasiliana: Gal Costa, Tom Jobim, Vinicius de Moraes, Caetano Veloso, Chico Buarque, Maria Bethânia e tanti altri. Di Pessoa coglie le contraddizioni dell´essere, la complessità di cui siamo fatti. Con versi semplici che cantano l’amore puro, umano o divino, la voglia di libertà o di silenzio, il senso di gioia o di smarrimento,  Cássio Junqueira sa toccare le corde del cuore, accendere sentimenti ed emozioni, elevare verso il trascendente. Lo studio e la traduzione delle poesie in italiano  sono a cura di Amina Di Munno.

 

Il quasi amore o la passione
di Cássio Junqueira


Ora che penso solo alla bocca.
Ora che penso solo alla tua carne.
Ed è proprio alla carne che penso…
Certo che penso a come sei, al tuo sguardo, al tuo abbraccio.
Ora che se chiudo gli occhi sento le tue mani sul mio corpo.
Ora che amo ancora di più la luna…
La luna soltanto mi distoglie un poco da te.
Ora che non sono più poeta;
hai rubato i miei versi e mi hai dato la vita!
Ora che sono diventato mio, che sono diventato tuo.
… Ora che sono tuo perché mi hai sottratto a me e io l’ho acconsentito…
ancor più che questo.
Ora non c’è più nulla;
ogni momento è nulla
e la vita è tutto in ogni momento.
Ora che non c’è più presentimento
poiché c’è una fiducia assoluta, una fede.
Ora che c’è solo questa gioia sentita con dolore…
perché è reale,
ma che è pur sempre una gioia.
Ora che c’è solo questa perdizione, questa dannazione,
questo vuoto infinito: questa plenitudine…
… e questa voglia di restare.

Forse non potremo restare sempre qui…
ma forse potremo restare qui per sempre…
Abbiamo già dove tornare…
Non siamo più soli.

 

 


quadro di Vladimir Kush