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“L’ultima volta in tv”. Maria Rita Parsi, quelle parole che oggi fanno venire i brividi

Certe immagini restano appiccicate addosso. Lei seduta in studio, lo sguardo dritto, la voce ferma. Parlava di violenza, di fragilità, di responsabilità degli adulti. Nessun cedimento, nessuna crepa. Eppure, riguardandola adesso, quella scena sembra avere un peso diverso. Come se fosse un messaggio lasciato lì, in piena luce, senza bisogno di alzare il volume.

Perché a volte la vita fa una cosa che sembra quasi crudele: ti mostra una persona nel pieno della sua lucidità e, subito dopo, ti costringe a fare i conti con l’assenza. È quello che sta succedendo in queste ore con Maria Rita Parsi, una donna che per decenni ha “messo la faccia” quando si parlava di minori, di abusi, di famiglie spezzate e di bambini lasciati indietro.

Maria Rita Parsi in uno scatto televisivo


La sua ultima apparizione in televisione risale a pochi giorni fa: fine gennaio 2026. Maria Rita Parsi era ospite a Storie al bivio, il programma condotto da Monica Setta. E non era lì per fare passerella, non lo è mai stata: era lì per parlare di un fatto che aveva scosso tutti.

In studio si affrontava il femminicidio di Federica Torzullo, ad Anguillara Sabazia. Parsi aveva analizzato le dinamiche che spesso precedono la violenza estrema: i segnali ignorati, il silenzio che diventa abitudine, l’idea che “tanto non succede”. Lei, invece, tornava sempre lì: prevenzione, educazione emotiva, ascolto. Soprattutto quando in mezzo ci sono minori e contesti familiari fragili.

Lo choc: la notizia arriva all’improvviso

Poi, la doccia fredda. Oggi, 2 febbraio, Maria Rita Parsi è morta a 78 anni per un malore improvviso. E la cosa che ha spiazzato tutti è proprio questa: non c’erano segnali pubblici, non c’era un racconto di malattia, non c’era quell’attesa che, a volte, prepara almeno un po’ chi resta.

A ricordarla in diretta, con parole che sanno di affetto vero, è stata anche Eleonora Daniele durante Storie Italiane: «Era una di famiglia, dava gioia, ci mancherà tanto». Una frase semplice, ma che dice molto del rapporto che Maria Rita Parsi aveva costruito nel tempo: non solo con colleghi e istituzioni, ma anche con il pubblico da casa.

Maria Rita Parsi, immagine in studio televisivo

Chi l’ha seguita lo sa: Parsi non aveva mai usato la televisione come vetrina. La usava come megafono. Perché parlare di infanzia e adolescenza, in Italia, spesso significa essere scomodi. Significa puntare il dito dove nessuno vuole guardare. E lei lo faceva con un tono che non cercava applausi, ma risposte.

Nata a Roma il 5 agosto 1947, psicologa, psicoterapeuta e psicopedagogista, è stata una delle figure più autorevoli nella tutela dei diritti dei minori. E non solo nei salotti televisivi: il suo lavoro aveva radici profonde, fatte di studio, clinica, divulgazione e battaglie istituzionali.

Dalle battaglie pubbliche alle istituzioni: il lavoro dietro le quinte

Nel tempo Maria Rita Parsi ha fondato la Scuola Italiana di Psicoanimazione (Sipa) ed è stata presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus. Nomi che per molti sono “sigle”, ma che dietro hanno un’idea precisa: costruire una cultura della protezione, del riconoscimento del disagio, dell’intervento prima che sia troppo tardi.

Negli ultimi anni il suo impegno era entrato anche nelle stanze delle istituzioni: dal 2021 faceva parte del gruppo di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per la Child Guarantee, programma europeo contro la povertà minorile. Dal 2020 era membro esperto dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. E nel 2012 era stata eletta al Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo a Ginevra.

Maria Rita Parsi in una foto pubblica

Libri, denunce, parole dure: il segno che lascia

Non si può parlare di lei senza citare anche la scrittura. Maria Rita Parsi ha firmato oltre cento pubblicazioni e non ha scelto temi “comodi”. Ha scritto di abusi, pedofilia, disagio giovanile. Titoli che sono diventati riferimento per chi voleva capire e per chi voleva intervenire: Le mani sui bambini, S.O.S. Pedofilia, Maladolescenza. Quello che i figli non dicono.

Ha ricevuto riconoscimenti importanti, dal titolo di Cavaliere al merito della Repubblica al Premio Nazionale Paolo Borsellino, fino al Premio Hemingway e a Eccellenza Donna. Ma il punto, forse, è un altro: la sua ultima immagine in tv oggi sembra un promemoria scomodo. Continuare a parlare di infanzia, di responsabilità, di protezione dei più fragili. Anche quando non conviene. Anche quando fa male.


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