La Montagna dell’Anima, Gao Xingjian

Dalla finestra, tra la neve, scorgo una minuscola rana. Strizza un occhio, spalanca l’altro e mi fissa, immobile. Mi rendo conto che è Dio.
In questo modo si manifesta a me, per vedere se ne ho consapevolezza. Mi parla con un occhio, aprendolo e chiudendolo. Quando Dio parla agli uomini non desidera che essi odano la sua voce. E per me non è affatto strano, sembra debba essere così, come se Dio fosse davvero una rana, che ammicca con quell’intelligente occhio tondo. È proprio misericordioso a interessarsi a un infelice come me. Dell’altro occhio alza e abbassa le palpebre, in un linguaggio incomprensibile. Dovrei comprenderlo, ma che vi riesca o meno non è cosa che lo riguardi. Posso convincermi che l’ammiccare non abbia alcun senso, ma forse il senso sta proprio nel non avere senso. Non esistono miracoli. Dio ha detto proprio così, così ha parlato a me, perenne scontento. Ma allora, vi è ancora qualcosa che valga la pena cercare? Gli domando. Tutt’intorno silenzio, persino la neve cade senza fare rumore. Mi sorprende la quiete. Anche in Paradiso c’è questa pace.
Ma non c’è gioia. La gioia esiste solo in relazione alla malinconia. Solo neve che cade. Non so dove si trovi il mio corpo in questo momento, ignoro da dove venga questo frammento di Paradiso, esploro con lo sguardo intorno a me. Non so di non capire nulla, sono convinto anzi di capire tutto. Le cose avvengono a mia insaputa e c’è sempre un occhio misterioso. Non capendo, posso solo fingere di capire. Dare a intendere di capire, ma non capire mai. Nulla mi è chiaro in realtà, nulla io capisco. È così.

Gao Xingjian