Da quando Mediaset ha deciso di chiudere la lunga stagione televisiva di Barbara d’Urso, segnando la fine di un’epoca spesso criticata per eccessi e toni sensazionalistici, molti telespettatori hanno tirato un sospiro di sollievo. La narrazione dominante, in quei giorni, parlava di un cambiamento necessario, di una linea editoriale che Canale 5 avrebbe voluto ripulire da ciò che veniva percepito come un sovraccarico di trash. Ma, osservando la programmazione odierna, la sensazione è che quel modo di fare televisione non sia affatto scomparso, anzi: si è trasformato, insinuato e riproposto in forme diverse, rimanendo una parte solida del palinsesto italiano.
Basta guardare ai successi continuativi di titoli come Uomini e Donne o Temptation Island, programmi che continuano ad attirare pubblico e discussioni sui social. Se da un lato la d’Urso è sparita dagli schermi Mediaset, dall’altro è evidente come alcuni elementi del suo stile resistano eccome. A dimostrarlo sono, ad esempio, le interviste condotte da Silvia Toffanin a Verissimo, spesso costruite attorno a confessioni intime e momenti emotivi che hanno trasformato il programma. Una linea narrativa che sembra funzionare, perché il pubblico risponde. Ma ora le critiche sono giunte a Caterina Balivo.
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Bufera su Caterina Balivo e La volta buona: perché è criticata
Il fenomeno si è allargato perfino alla Rai, dove a La volta buona riaffiorano dinamiche che richiamano da vicino quelle dei vecchi pomeriggi di Canale 5. Nelle trasmissioni della d’Urso, un tempo, si parlava di diete con un personaggio noto per il linguaggio aggressivo e stigmatizzante, mentre la chirurgia estetica era quasi un appuntamento fisso con il professor Lorenzetti. Oggi, nonostante il cambio di rete e di contesto, lo stesso Lorenzetti è diventato presenza ricorrente proprio da Caterina Balivo a La volta buona. A completare il quadro c’è il dottor Calabrese, chiamato regolarmente a parlare di diete e nutrizione: un tema affrontato con molta frequenza.

Il pubblico, però, sembra non gradire tutto questo. Basta scorrere i commenti su X o leggere i post dei gruppi Facebook dedicati alla trasmissione per trovare una lunga lista di telespettatori stanchi di sentir parlare degli stessi argomenti, spesso con lo stesso taglio. Questi alcuni dei commenti: “Basta Caterina, non è possibile che si parli solo di dieta e chirurgia estetica”, “Gli autori non si rendono conto che hanno stufato con diete, chirurgie e gossip da tradimenti”.
Tutto ciò ha una ripercussione evidente: gli ascolti di La volta buona stanno scendendo rapidamente. Il confronto con il diretto concorrente del pomeriggio, Uomini e Donne, è impietoso. Il programma di Maria De Filippi continua a dominare la fascia oraria grazie alle sue dinamiche sentimentali, semplici ma coinvolgenti, mentre il talk di Rai1 fatica a trovare una linea editoriale stabile che trattenga il pubblico. Caterina Balivo, dal canto suo, ha preferito non soffermarsi sul calo di spettatori, parlando invece di share da contestualizzare, di variabili da considerare e di un budget televisivo sempre più ridotto.

Gli autori de la volta buona non si rendono conto che hanno stufato con puntate su diete , chirurgia e gossip da tradimenti, noia totale
— Gully (@guglielmo75) October 23, 2025
Non è possibile che a la volta buona su rai uno si parli sempre e solo di diete e chirurgia plastica e sempre e solo con gli stessi ospiti, e basta
— messa male (@messamale_) November 6, 2025
#lavoltabuona
— Bobaz (@Ross_92_92) November 7, 2025
Non ci crederete, ma a La Volta Buona si parla di chirurgia e trattamenti estetici
Ma gli esempi degli ultimi mesi sembrano suggerire che non sia una questione di numeri, né di risorse economiche. Il pubblico, oggi, chiede varietà, autenticità e soprattutto la possibilità di assistere a contenuti che non appaiano come la copia rimaneggiata di un modello televisivo già superato. Forse cambiare argomento, cambiare ritmo e cambiare struttura narrativa potrebbe diventare la vera occasione di rilancio. Perché se c’è un punto chiaro emerso in questa fase, è proprio questo: quando la televisione insiste su ciò che il pubblico sente di aver già visto troppe volte, la fuga diventa inevitabile.


