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L’innocenza e la sensualità del mondo dionisiaco

Il Fauno Barberini o il Satiro ubriaco è un’antica scultura greca di epoca ellenistica che raffigura un satiro dormiente, probabilmente del 220 a.C. circa. Attualmente conservata presso la Gliptoteca di Monaco, venne ritrovata a Roma, nei fossati di Castel Sant’Angelo, attorno al 1624 e venne presto fagocitata dalla ricca collezione del cardinale Barberini. Opera estremamente apprezzata, oggetto di numerose richieste d’acquisto, venne alla fine conquistata dal principe ereditario Ludovico di Baviera nel 1819, nonostante le resistenze di Antonio Canova che provò ad ostacolare, purtroppo inutilmente, la partenza della statua da Roma. L’opera eseguita da uno scultore esperto, probabilmente della scuola di Pergamo, rimasto sconosciuto, raffigura un bellissimo satiro disteso su una pelle di animale, sprofondato in un sonno inquieto indotto probabilmente da un’ubriacatura: lo scultore gioca così sul contrasto tra l’innocenza del sonno e la sensualità della posizione. La scelta di raffigurare un satiro dormiente è insolita, dato che i satiri, suonatori di flauto, danzatori, dediti al vino erano considerati demoni sensuali e venivano generalmente rappresentati mentre partecipavano al corteo dionisiaco o insidiavano le ninfe; in questo caso invece l’inesauribile attività è vinta dall’ubriachezza e dal sonno. Anche la possente muscolatura è estranea all’iconografia dai satiri e ricorda piuttosto le immagini di eroi, ma in questo caso è probabilmente funzionale alla creazione di un immagine seducente.

 


 


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