L’ermafrodito dormiente, due cuori nello stesso petto

Capolavoro tra i più famosi e suggestivi dell’antichità, l’Ermafrodito dormiente, rappresenta il personaggio mitologico ibrido, metà uomo e metà donna, che disteso, nel sonno profondo si gira svelando dal lenzuolo le sue nudità dall’ambigua sessualità. Il ritrovamento dell’opera, copia romana di una statua ellenistica realizzata dal bronzista Policleto nel II secolo a.C.,  è avvenuta, agli inizi del Seicento, ad opera dei frati carmelitani scalzi che la portarono accidentalmente alla luce durante i lavori di scavo per la costruzione di una chiesa nell’attuale via XX settembre a Roma. I frati  decisero di donarlo al cardinale Scipione Borghese, nipote del pontefice Paolo V e appassionato collezionista d’arte. Il cardinale Scipione fece portare la statua dell’Ermafrodito nella villa fuori Porta Pinciana e ne affidò quindi il restauro al suo scultore prediletto, Gian Lorenzo Bernini, che la poggiò su un materasso marmoreo, elemento virtuosistico che riproduce nella durezza del marmo la morbidezza del giaciglio. L’artista aggiunse anche un soffice cuscino sotto il capo del giovinetto e il piede sinistro, che risultava mancante. Per ultimo, fece appoggiare il tutto su un letto di legno con lo stemma dei Borghese, come si vede in un bronzetto oggi al Metropolitan Museum di New York, che reca l’iscrizione “duplex cor uno in pectore / saepe invenies / Cave insidias”, ossia “troverai spesso due cuori nello stesso petto: guardati dagli inganni”. Nel 1807 Camillo Borghese la vedette, come la maggior parte delle opere appartenute al suo avo, al cognato Napoleone Bonaparte, di cui aveva sposato la sorella Paolina. Oltre a questa, che costituisce uno dei pezzi più apprezzati d’arte antica del Museo del Louvre a Parigi ne esistono altre due copie a Roma, una a Palazzo Massimo e una alla Galleria Borghese.