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“Io ho il coltello in tasca”. Choc a Dritto e rovescio, Paolo Del Debbio e studio gelati

Dritto e Rovescio

La discussione esplosa nello studio televisivo di Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio ha riportato al centro dell’attenzione un fenomeno che da tempo inquieta molte città italiane: la presenza di giovani che girano armati di coltello. Nel corso della puntata, un ragazzo appartenente al mondo dei cosiddetti maranza ha scelto di raccontare pubblicamente la sua abitudine, rivendicandola con un tono che ha acceso il dibattito e lasciato sconcertati ospiti e pubblico.

Il giovane, intervenuto davanti alle telecamere, ha sostenuto che il coltello sarebbe per lui una forma di autodifesa, maturata dopo un’aggressione subita di recente. Nel suo racconto, pronunciato senza esitazioni, afferma: “Io giro col coltello per difesa perché ho avuto un abuso ultimamente, ho 50 punti in faccia e mi hanno tagliato la faccia. E mi spiace moltissimo ma la soluzione non è girare col coltello in tasca. Ma io ora, io da poco ora giro col coltello. 10 anni fa, io ho 26 anni, 10 anni fa quando avevo 16 anni non c’era sta moda dei coltelli, delle robe. Ma non è che è una moda. Ora è una moda, i ragazzini di 15 anni non capiscono niente. E si ascoltano le canzoni, si sentono criminali col coltello. I 15 anni, i 16 anni, i 17 anni, sono età tutte così. I ragazzi vivevano in età più grandi, in un’altra dimensione. Lo usano per difesa perché è così. Ma non ci si difende così. Ma ci difendo dalle persone come me, da quelli da criminali come me, da quelli che reagiscono”.

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Dritto e Rovescio


Dritto e rovescio, intervento choc: “Giro col coltello”

Le sue parole, cariche di contraddizioni e allo stesso tempo di una sincera percezione del rischio quotidiano, hanno mostrato quanto questo fenomeno sia radicato tra alcuni giovanissimi. Lui è uno degli ospiti, solitamente invitati dal programma, espressione di un mondo di giovani malato che giustificano in qualche modo la violenzaIl ragazzo ha insistito su un punto in particolare: per una parte dei minorenni di oggi portare un’arma bianca sembra essere diventato un gesto quasi identitario, un segnale di appartenenza a un mondo che si nutre di musica, linguaggi e atteggiamenti che romanticizzano la criminalità. La sua testimonianza ha però anche svelato una paura nascosta, la sensazione di vivere in un contesto dove la violenza può scoppiare con facilità e dove il coltello appare, in modo distorto, come un mezzo di protezione.

Dritto e Rovescio

È in questo clima che è intervenuto Simone Leoni, leader di Forza Italia Giovani, presente in studio e visibilmente turbato dalle dichiarazioni ascoltate. Rivolgendosi direttamente al ragazzo, ha replicato con fermezza: “Ho capito, allora iniziamo a non portarci col coltello in tasca. Non mi difendo da te io, o dalle persone così. Però voi aggredite anche i non criminali”. Una frase che ha colpito il giovane interlocutore e che ha sintetizzato la posizione di chi considera inaccettabile normalizzare l’uso di armi tra i ragazzi.

Il confronto, breve ma intenso, ha messo uno di fronte all’altro due modi di vedere la realtà: da una parte la deriva pericolosa della violenza giovanile, dall’altra il tentativo delle istituzioni e dei rappresentanti politici di riportare il discorso entro i confini della legalità e della responsabilità. Leoni ha sottolineato come chi porta un coltello non possa definirsi un semplice difensore, perché nella maggior parte dei casi, ha detto, “aggredisce anche i non criminali”, e questo ribalta completamente la narrazione con cui molti giovani giustificano le proprie scelte.

La scena conclusiva del botta e risposta ha mostrato un ragazzo messo alle strette, costretto per un attimo a confrontarsi con un punto di vista che smonta la giustificazione del coltello come scudo personale. Un momento breve, ma simbolico, che riaccende l’urgenza di interrogarsi su come si sia arrivati a normalizzare atteggiamenti così pericolosi e su quali percorsi possano riportare i più giovani lontano dalla tentazione dell’arma facile.


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