Il pomeriggio del 20 gennaio 2026 si è aperto con un momento di forte commozione televisiva. A La volta buona l’atmosfera era diversa dal solito, segnata da un abbraccio ideale a Stefano De Martino, pronto a dare l’ultimo saluto al padre. Un dolore composto, trattenuto, che ha attraversato lo studio e si è fatto sentire anche a casa, davanti allo schermo, nel giorno in cui il conduttore affronta una delle prove più difficili della sua vita.
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Papà Enrico se n’è andato troppo presto, a soli 61 anni. Ieri mattina ha lasciato per sempre la sua famiglia, spezzando una presenza che, pur discreta, era stata centrale nel percorso umano e professionale del figlio. A Stefano resta però tutto ciò che insieme hanno costruito: anni di sacrifici, rinunce, qualche “no” detto per proteggere un futuro che allora era solo un sogno, e poi un rapporto che negli ultimi tempi si era trasformato profondamente.

Stefano De Martino, parole che toccano il cuore
Del rapporto tra Stefano De Martino e suo padre si è parlato molto nel corso degli anni. Enrico aveva appena 25 anni quando lasciò il mondo della danza perché la sua compagna era incinta, in dolce attesa di Stefano. Una scelta di responsabilità che ha segnato un’intera esistenza. A La volta buona è tornata alla luce quella lettera scritta dai genitori del conduttore, un documento intimo che racconta più di mille interviste e che custodisce anche quello che Stefano ha sempre considerato il suo regalo più grande fatto al padre.

Enrico De Martino era stato lui stesso un ballerino, ed era stato proprio lui a trasmettere al figlio la passione per la danza. Un legame costruito passo dopo passo, tra sale prova e sacrifici silenziosi. In una intervista al Corriere del Mezzogiorno, Enrico raccontava di aver dovuto scegliere, mettendo da parte la carriera. Una decisione maturata lentamente, che affonda le radici nel bar Stella di Torre Annunziata, quello del bisnonno Michele, dove il lavoro non era solo un mestiere, ma un valore.

Il padre di Stefano non amava esporsi, non cercava riflettori. Preferiva lasciare parlare i fatti o, al massimo, una lettera, scritta insieme alla mamma di Stefano, Maria Rosaria, che oggi assume un peso ancora più profondo. “Ci tenevamo a dirti che io e tuo padre ti staremo sempre vicini, che ti sosterremo sempre. Sai quanto ti vogliamo bene e quanto siamo orgogliosi di te. Sei un ragazzo speciale, sei sempre stato generoso, onesto e perbene”.
“Tu sai quanti sacrifici abbiamo fatto per aiutarti a realizzare i tuoi sogni e oggi vederti così felice e sereno è una cosa che ci riempie il cuore di gioia ma soprattutto sei un papà sempre attento e presente. Un bacio grande figlio mio, mamma Maria Rosaria e papà Enrico”. Parole che oggi suonano come un testamento d’amore. Enrico raccontava di aver seguito suo figlio fin da piccolo, osservandolo crescere, cadere, rialzarsi.
Vederlo diventare conduttore, dopo una carriera nella danza, era per lui una soddisfazione enorme, più grande di qualsiasi riconoscimento personale mancato. In uno dei suoi rari racconti, Enrico diceva che “Il regalo più grande ricevuto non era il successo ma era l’umiltà…”. Una frase semplice, ma centrale, che racchiude il senso di un’educazione fatta di misura, rispetto e concretezza. Ed è proprio qui che si svela il nodo più profondo di questa storia familiare.
Il regalo più grande di Stefano al padre non è stato un premio, un contratto o la fama. È stato restare umile, nonostante il grande successo, non perdere mai il contatto con le proprie origini e con i valori trasmessi in casa. Un’eredità invisibile, ma potentissima, che oggi pesa più di ogni assenza.
Oggi resta il silenzio lasciato da Enrico, ma anche uno sguardo discreto, fiero, orgoglioso, che sembra continuare ad accompagnare il figlio. Quelle parole rimaste nella lettera, quelle poche interviste, quelle scelte di vita torneranno a commuovere Stefano ogni volta che penserà a suo padre.
Nel giorno dell’ultimo saluto, mentre Torre del Greco si stringe attorno alla famiglia, emerge una certezza: Enrico De Martino non se n’è andato davvero. Vive in ciò che ha insegnato, nei gesti di suo figlio, in quell’umiltà che oggi è diventata il segno più autentico del suo amore.


