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Lady Diana, il portavoce svela i segreti di quella notte

È stato fino al 2000 portavoce della Regina, ha seguito Carlo e Lady Diana per 12 anni ed è il custode di buona parte dei segreti di quella relazione tormentata, dei legami della casa reale e di tutti i retroscena che avremmo voluto sapere sulla principessa triste scomparsa nel 1997 e mai dimenticata. Dickie Arbiter ha deciso di raccontare qualcosa in più su Lady Diana. Lo ha fatto in prima persona sul Daily Mail, con un pezzo toccante che rimembra l’angoscia e il tormento che hanno accompagnato Buckingham Palace e i suoi abitanti nel giorno della morte di Diana. L’ultima volta che la vide, lei era felice: «Era nel bel mezzo di una breve storia d’amore (con Dodi Al Fayed), un semplice flirt, ma ero contento di sapere non sarebbe stata da sola per il resto delle vacanze». A due settimane di distanza da quell’incontro, il cuore della principessa cessò di battere. L’annuncio ufficiale arrivo dal segretario del Palazzo, quando ancora si pensava, dopo l’incidente, che Diana potesse essere viva. «È morta» tuonò. «È stato così sconvolgente che a malapena sopportavo di guardare le immagini in Tv – ha spiegato Arbiter – ma bisognava prendere in mano la situazione». Per esempio risolvere la situazione della bandiera (a mezz’asta o visibilmente spoglia?) e organizzare funerale. E anche dare una spiegazione a chi si chiedeva perché la Regina non fosse tornata per dare l’annuncio ai suddetti. «Sua Maestà e la famiglia volevano affrontare la tragedia in privato. La sua principale preoccupazione era proteggere i principini dai riflettori – racconta Dickie Arbiter – ma sulla scia della pubblicità negativa che circondava il divorzio del Galles, la decisione di rimanere in Scozia con i ragazzi è stata vista come inadeguata». Poi tutto andò nel modo migliore, se così si può dire. E, quando tutte le questioni burocratiche furono risolte, Arbiter poté avvicinarsi al feretro di Lady D: «Nella quiete della Cappella Reale – scrive – la ringraziai per essere stata così gentile con mia figlia. Sono rimasto lì per 40 minuti. Poi le ho detto: addio Signora… Ho fatto un inchino con il collo e ho lasciato la Cappella». 

 



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