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Educazione dei figli, perché bisogna ricominciare a dire “no”

Il primo manuale per genitori che spiega come applicare il metodo dell’educazione emotiva per crescere bene i figli. ispirato ai principi dell’intelligenza emotiva, “Nostro figlio” di Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli (Mondadori) è un libro rivolto a chi sta per avere un bambino e a chi già ne ha, a chi ha figli piccoli o già adolescenti. Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli offrono  anche su  Caffeina un vero e proprio vademecum. 

Ecco un altro intervento.

È diffusa tra i genitori la convinzione, per esempio, che ai figli non debba mancare nulla, che non devono soffrire, che non devono mai piangere. Se da un punto di vista generale tale convinzione è giusta e auspicabile, nei fatti concreti si arriva a dei veri e propri paradossi. Molti bambini sono accontentati in tutto; si compra loro tutto e si cede ad ogni richiesta anche la più bizzarra e improbabile. Mercificazione dei bisogni, non incontro, poco contenimento, castrazione del comportamento esplorativo provocano, intersecandosi, forti ripercussioni sulla crescita dei bambini. Accedere ad un surplus di beni materiali può comportare nei figli la formazione di un Sé “grandioso” che poco può mediare con le normali asperità del quotidiano.


La situazione esistenziale che sempre più spesso molti figli si trovano a dover vivere può essere schematizzata così:

– molte attenzioni materiali;
 
– poca relazione a causa della mancanza di tempo da parte dei genitori;
 
– poco contenimento e poche regole (gestire le regole educative implica disponibilità e tempo);
 
– programmazione continua e pressante della scansione temporale delle attività dei bambini (musica, danza, piscina, ecc.).

Ricolmi di giocattoli e di ogni altro ben di dio, non riescono a modulare una propria capacità di desiderare e ogniqualvolta percepiscono anche una leggera frustrazione urlano e piangono affinché la frustrazione, il conflitto, la discrepanza si annullino subito.

Nel ruolo forzato di piccoli imperatori si comportano nell’unico modo a loro concesso: chiedono, vogliono, esigono.

Spesso i genitori si sentono vittime di questi tiranni, dimenticandosi che sono proprio loro i maggiori azionisti dell’impero. Pur di non sentirli urlare, imprecare e frignare, si mettono a totale disposizione, riempiendo i figli di merci e cose che aumenteranno invece solo la rabbia, innescando di fatto circuiti viziosi e pericolosi: i figli vogliono, i genitori danno; i figli, ancora più arrabbiati, vogliono di più. 

I genitori sono pronti a giurare che i figli del nostro tempo sono viziati. In realtà non sono viziati perché hanno troppo, ma perché sentono poco. Sentono poco il limite della gratificazione, la validità di una relazione significativa, la forza di un buon contenimento affettivo ed emozionale che li aiuti a modulare le pulsioni.

Basterebbe dire di “no” fin da quando sono piccoli, ma questa parolina magica, si sa, può essere molto impegnativa.


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