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“Non si può morire così”. La rabbia di Antonella Clerici per la morte di Davide Borgione

Un giovane è morto nella notte di sabato scorso dopo una caduta in bicicletta elettrica, una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e che oggi, 28 gennaio 2026, è entrata con forza anche nello studio di È sempre mezzogiorno. Antonella Clerici, durante la trasmissione di Rai Uno, ha interrotto il clima leggero del programma per fermarsi e parlare, con rabbia e dolore, di una storia che non riesce a togliersi dalla testa.

La conduttrice era in cucina insieme a Natalia Cattelani quando ha sentito il bisogno di fermarsi. È sempre mezzogiorno dovrebbe essere un programma allegro, ma di fronte a notizie come questa diventa impossibile andare avanti come se nulla fosse. Antonella Clerici ha confessato di non fare altro che pensare alla morte di un ragazzo di appena 19 anni che non si è salvato perché, come ha sottolineato più volte, nessuno l’ha salvato. Una vicenda che sembra la trama crudele di un film, ma che invece è purtroppo realtà.

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Antonella Clerici


Antonella Clerici, rabbia e dolore in tv per la morte di Davide Borgione

Nel suo racconto, la conduttrice ha parlato anche da madre. Antonella Clerici ha una figlia che sta per compiere 17 anni e il pensiero corre inevitabilmente a lei, ma anche a tutti quei ragazzi che quella notte si sono imbattuti in Davide Borgione senza prestargli aiuto. Non si è limitata a ricordare la vittima, ma ha puntato il dito contro chi non lo ha soccorso, contro chi lo ha lasciato morire e contro chi, addirittura, lo ha derubato mentre era a terra.

Antonella Clerici

“Sto pensando al ragazzo che è morto sabato notte, caduto dalla bicicletta elettrica, ma la cosa incredibile è che è stato trovato a terra dopo tante ore”. La voce di Antonella Clerici si è fatta sempre più carica di rabbia mentre ricostruiva quanto accaduto, sottolineando come il tempo trascorso senza soccorsi sia stato determinante. Ha ricordato che un’auto lo ha urtato e che due ragazzi di vent’anni, quindi già maggiorenni, invece di aiutarlo gli hanno rubato il portafoglio.

“Un’auto l’ha urtato e addirittura due ragazzi di vent’anni, quindi già maggiorenni, gli hanno rubato il portafoglio invece di soccorrerlo. Guardate, questi sono alcuni titoli dei giornali. Cioè io non lo so, era un ragazzo che studiava economia, che era appassionato di musica cioè ma come si può tollerare un tale livello di disumanità? Non è che si tratta di dire ‘ho paura, non so ad avvicinarmi’ perché magari vedo qualcuno in una situazione… cioè era sul ciglio della strada, un ragazzo in bicicletta che sta male ma che tu lo urti con la macchina e, ancora più grave secondo me, vai e gli rubi il portafoglio”. Parole dure, pronunciate senza filtri, che hanno trasformato lo studio televisivo in uno spazio di denuncia.

La riflessione finale della conduttrice si è allargata al tema dell’educazione e delle responsabilità degli adulti. “Come sono stati cresciuti questi ragazzi? Ma che gente è? Ma non ti parlo neanche di empatia, ti parlo di umanità, chiama qualcuno, non te la senti tu chiama, chiama qualcuno ma poi andare a rubare… Io sono senza parole, non si può proprio far finta di niente. Mi raccomando sensibilità, a questi figli insegniamo ad aiutare gli altri. Ma cosa insegna oggi un genitore è appunto quello che mi chiedo io. Se mia figlia facesse una cosa del genere io la manderei in un riformatorio direttamente”. Uno sfogo che ha lasciato il segno e che ha riportato al centro una domanda inevitabile: che tipo di società stiamo costruendo, se davanti a un ragazzo ferito si sceglie di voltarsi dall’altra parte.


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