Ospite di La Volta Buona, il frontman storico dei Cugini di Campagna ripercorre i passaggi di una storia che definisce estenuante. «Il primo anno ha pagato l’affitto, poi non ha più pagato nulla». Da allora, spiega Michetti, la situazione è rimasta immobile, con la casa ancora occupata e una serie di giustificazioni che si sono susseguite nel tempo. L’ultima, raccontata in diretta, riguarda la presenza del figlio dell’inquilina ai domiciliari. «Ora l’inquilina dice che ha il figlio ai domiciliari», ribadisce, sottolineando come ogni tentativo di risolvere la questione si sia arenato davanti a nuovi ostacoli.
Il racconto televisivo si intreccia inevitabilmente con quanto accaduto pochi giorni prima a I Fatti Vostri, dove Michetti aveva protestato in modo plateale, arrivando a sfilarsi una scarpa in diretta. Un gesto che aveva fatto discutere e che oggi torna al centro del dibattito. Caterina Balivo, pur mostrando comprensione per la situazione vissuta dal cantante, non ha esitato a prendere le distanze da quella scena. «Quella scena della scarpa è stata agghiacciante, non si fa». Una bacchettata netta, che però non cancella la difesa delle ragioni di chi, da proprietario, si sente intrappolato in un limbo senza via d’uscita.

Caterina Balivo infuriata con Silvano dei Cugini di campagna
Nel corso della puntata emerge però un elemento che cambia il tono del racconto: una data precisa. Michetti parla di una scadenza ormai fissata. «Le forze dell’ordine mi hanno detto che andrà via entro il 24 marzo – spiega Michetti – perché il figlio della signora finisce i domiciliari e quindi non c’è scusa che tenga». Una frase che suona come un conto alla rovescia e che, per la prima volta dopo tre anni, lascia intravedere la possibilità di una conclusione.

Accanto a lui interviene anche la moglie Rosella Michetti, che aggiunge un tassello ancora più surreale alla vicenda. «Negli anni precedenti ci cacciavano fuori da casa nostra, si facevano le risate, anche la polizia». Parole che restituiscono l’immagine di una situazione capovolta, in cui i proprietari si sono sentiti ospiti indesiderati nella loro stessa abitazione, impotenti davanti a una burocrazia che sembra non avere tempi compatibili con la vita reale.

Michetti tiene però a chiarire che la questione non è economica. «Non ho bisogno dell’affitto, ma mi fa arrabbiare questa situazione». A quel punto Balivo incalza con una domanda diretta, quasi provocatoria: «Ma è vero che avete anche un’altra casa occupata allo stesso modo?». La risposta arriva secca, alleggerita da una battuta amara: «Non dire che abbiamo 30 case, Rosella, sennò attiriamo le antipatie».
La televisione amplifica lo sfogo, lo trasforma in racconto collettivo e in dibattito pubblico, ma ora tutto sembra ruotare attorno a una sola data. Il 24 marzo diventa il simbolo di una possibile liberazione, il punto finale di un incubo lungo tre anni che Ivano Michetti spera finalmente di archiviare, lontano dalle telecamere e dai gesti eclatanti che hanno segnato questa vicenda.


