Il caso di Garlasco è sempre al centro dell’attenzione mediatica mentre l’inchiesta vive una fase delicata, segnata da nuovi accertamenti tecnici e da un clima di attesa per le prossime decisioni della procura. Un’indagine che, a distanza di anni, continua a dividere e a sollevare interrogativi, soprattutto sul piano probatorio. A riaccendere il confronto sono stati gli interventi di avvocati e consulenti andati in onda nella giornata di oggi in televisione, con posizioni diverse ma accomunate da un punto fermo: molte domande restano ancora senza risposta.
Nel corso della puntata odierna di Storie Italiane è intervenuto l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che ha aperto il suo intervento soffermandosi sul tema del movente, mai chiarito in modo definitivo. “Il movente è il grande mistero di questo atroce delitto, credo che l’indagine in corso lo possa individuare, questo silenzio lo giudico in maniera positiva, arriveranno nuove consulenze informatiche, la nostra e quella della procura, quindi capiremo se quella notte c’era qualcosa da vedere o meno. Per la consulenza della procura ci vorrà poco tempo, credo un mese/40 giorni, come ha fatto sapere la Garlaschelli”.
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“Lo possono trovare”. Garlasco, l’annuncio dell’avvocato De Rensis sulla nuova indagine e il movente
Si è poi tornati su uno degli elementi più controversi del processo, la bicicletta che secondo l’accusa sarebbe stata utilizzata da Alberto Stasi per raggiungere l’abitazione di Chiara Poggi. De Rensis ha ribadito la versione fornita dal suo assistito: “Alberto ha detto che la bici era sempre nel capannone del padre, mai stata in casa, non era assolutamente la sua bici. Se avesse dovuto andare nel capannone del padre i tempi si allungherebbero”, richiamando i dubbi sollevati dalla difesa sulla testimonianza della Bermani.

Ampio spazio è stato dedicato anche al Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi, oggetto di recente analisi da parte della perita Albani. De Rensis ha spiegato: “Quel Dna trovato sulle dita della povera Chiara deve essere interpretato come avrebbe dovuto essere interpretato quello del dispenser, le due impronte di Alberto, ritenute uno degli indizi della sua colpevolezza”.

Dopo aver ascoltato un’intervista al giudice Vitelli, quello che aveva assolto Stasi in primo grado, il legale ha aggiunto una riflessione di carattere più generale sul ruolo della magistratura. “Abbiamo avuto la dimostrazione di come un giudice debba coltivare un importante assioma, la vita degli altri deve essere anche un po’ la nostra”.
In studio era presente anche Armando Palmegiani, criminologo e consulente di Andrea Sempio, che ha commentato la nuova consulenza informatica disposta dalla procura sui computer di Alberto Stasi e Chiara Poggi. “Il pm ha dato 30 giorni di tempo e ci aspettiamo che verranno rispettati. Noi al momento non abbiamo copie forensi dei due pc in questione, quindi non possiamo fare una nostra consulenza. Al momento questo dato non ci aspetta, anche se ci interessa”.
Palmegiani ha poi difeso la coerenza delle dichiarazioni del suo assistito nel corso degli anni. “Le dichiarazioni di Sempio, mio assistito, sono sempre state coerenti su Garlasco e le fotografie che sono uscite sui social del giorno dell’omicidio hanno confermato quello che lui ha detto. Lui passa per la prima volta col padre, poi torna da solo e poi ritorna con il padre, fermandosi. Solo in quella situazione comprende cosa sia accaduto e lo capisco”.
Anche sul processo a carico di Alberto Stasi il criminologo ha espresso perplessità, pur mantenendo prudenza. “Sembra come che le prove non siano state cristallizzate sin dall’inizio, io ho sempre avuto dubbi sulla dinamica dell’omicidio, quello per me è importante, però mi permetto di non esprimermi in questo momento, poi alcune cose non mi tornano ma l’ho sempre detto apertamente, i 23 minuti mi lasciano sempre perplessi sul caso”.
Infine, Palmegiani è tornato sulla perizia della dottoressa Albani relativa al Dna. “La perizia Albani usa il termine degradato 18 volte. Noi apprezziamo la perizia perché è obiettiva, dice che non si può sapere se il Dna sia da contatto diretto o interposto e non si può neanche datare il Dna, io capisco che c’è il famoso bicchiere mezzo pieno ma per noi resta obiettiva. Giudice Vitelli? Veramente nulla da dire”.
Nel complesso, De Rensis e Palmegiani concordano sui dubbi relativi alla prima indagine, pur partendo da posizioni differenti su altri aspetti della vicenda. L’attenzione resta ora puntata sulla chiusura delle indagini, attesa a breve, e sulla decisione riguardante Andrea Sempio: rinvio a un’udienza preliminare o stralcio della sua posizione. Al momento non emerge una prova decisiva, la cosiddetta “pistola fumante”, ma con le indagini ancora secretate sarà solo nelle prossime settimane che si potrà capire se la procura abbia elementi realmente determinanti.


