Bastano poche parole per raccontare il momento che sta attraversando Giada De Blanck dopo la scomparsa della madre, Patrizia De Blanck. A pronunciarle, in collegamento con La volta buona, è stata Guenda Goria, amica di lunga data sia della contessa che della figlia. Il tono è misurato, la voce segnata dall’emozione. Ha lasciato intendere che siano quelle tre parole a descrivere uno stato d’animo che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.
Le prossime ore saranno decisive, soprattutto in vista dei funerali in programma giovedì, un passaggio che si preannuncia particolarmente doloroso per la 44enne. Giada ha protetto la madre fino all’ultimo istante e continua a farlo anche ora, scegliendo di ricordarla sui social con fotografie del passato e messaggi di chi le ha voluto bene. Un modo discreto ma potente per custodirne la memoria, mentre attorno cresce l’ondata di affetto e di cordoglio.
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Guenda Goria rompe il silenzio dopo la morte di Patrizia De Blanck: “Come sta Giada”
Il timore più grande di Patrizia de Blanck, raccontano gli amici, era proprio quello di lasciare sola la figlia. Un pensiero ricorrente, nato da un legame che tutti descrivono come profondissimo. “Giada è sotto choc. Il loro rapporto era veramente simbiotico”, ha sottolineato Guenda Goria, evidenziando quanto madre e figlia fossero unite, quasi speculari nella loro diversità.

Nel corso del collegamento, Goria ha ricordato la personalità della contessa, una donna capace di segnare un’epoca con il suo stile diretto e anticonvenzionale. “Io ho avuto il piacere di essere amica di questa donna straordinaria ed è una donna che ha fatto epoca appunto una vita pazzesca e mi dava sempre questi consigli da donna libera. Io mi ricordo che mi confidavo sulle mie disavventure amorose e lei mi diceva sempre ‘mandali tutti a quel paese, vivi la tua vita e concentrati su di te perché è la cosa più im.portante’. Ecco io penso che la sua libertà e la sua franchezza abbia dato imprinting importanti anche a tante donne della sua epoca”, ha raccontato, restituendo l’immagine di una figura carismatica e fuori dagli schemi.
Anche sui social, Guenda ha voluto lasciare un ricordo pubblico e personale. “E’ un’amica vera, sincera. Ascoltare le sue avventure era come leggere dei romanzi interessanti. Ha avuto una vita pazzesca, vissuta fino in fondo con grande onestà intellettuale. Era una donna libera, ci sentivamo spesso, era contenta del mio matrimonio, del bimbo ed era affettuosa nonostante sembrava avesse un carattere burbero. Mi dava consigli nelle notti che abbiamo passato insieme nella casa, facevamo delle gran belle chiacchierate notturne. Mi diceva di affrontare la vita con onestà, coraggio e libertà. Sono molto addolorata. Il mio abbraccio va a Giada, persona dolcissima con cui aveva un rapporto simbiotico”., parole che intrecciano memoria privata e dolore pubblico.

In pochi erano a conoscenza della malattia della contessa. La notizia era rimasta confinata nella cerchia più stretta, nel rispetto di un rapporto madre-figlia che tutti hanno scelto di tutelare fino alla fine, per consentire a entrambe di vivere con la massima serenità possibile gli ultimi momenti insieme.
Dallo studio de La volta buona è arrivata infine una riflessione che racchiude forse il senso più profondo di questo legame. “Questo rapporto è stato detto molto forte tra madre e figlia ma la tenerezza di questa ragazza che comunque ha sempre manifestato quasi l’opposto proprio caratterialmente della mamma e forse quasi probabilmente anche in risposta a quel carattere questa delicatezza e riservatezza che ha voluto mantenere forse nel peggiore momento”., hanno commentato, stringendosi idealmente a Giada. Ed è proprio in quella riservatezza, in quella delicatezza quasi opposta alla forza esuberante della madre, che oggi si misura tutto il peso di un’assenza destinata a farsi sentire a lungo.


