È tornato al centro del dibattito televisivo e sui social il caso di Garlasco, con nuove ombre e interrogativi che si intrecciano a quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi. Nella puntata di Quarta Repubblica andata in onda il primo settembre, Barbara Palombelli ha offerto una riflessione che ha diviso l’opinione pubblica. Secondo la conduttrice di Forum, non sarebbe stato un processo mediatico a determinare la condanna di Alberto Stasi, ma anzi, nei primi due gradi di giudizio l’allora fidanzato di Chiara venne assolto. “Non c’era accanimento nei suoi confronti, né influenze esterne – ha detto – e nessuno fu spinto dalle opinioni popolari di quei giorni terribili”.
La giornalista ha poi ricordato come, in passato, proprio grazie alla pressione dei media, diversi innocenti siano stati riabilitati. Oggi, con le nuove tecniche investigative, centinaia di casi storici potrebbero essere riletti con occhi diversi, portando a conclusioni ben lontane da quelle raggiunte vent’anni fa. Alla domanda diretta di Nicola Porro su quale idea si sia fatta di Stasi, Palombelli ha risposto: “Io penso che, come molti ragazzi, questo fosse un gruppo di ragazzi trasgressivi. Ognuno di loro aveva dei segreti e questo sta venendo fuori piano piano. Ma i segreti non sono reati”.
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Barbara Palombelli rompe il silenzio su Garlasco
La conduttrice ha citato anche il materiale trovato nei computer di Stasi, sottolineando che quelle immagini non rappresentavano prove capaci di incastrarlo per l’omicidio. “Io mi sono fatta l’idea di un ragazzo che sa delle cose, ma non so se sia colpevole o no. Quella mattina, in casa di Chiara che era sola, forse sono entrate più persone. Io lo penso dal primo momento: qualcuno ha suonato e lei ha tolto l’allarme”. Parole che aprono a scenari differenti rispetto a quelli sanciti dalle sentenze definitive.

Sul fronte delle nuove indagini che riguardano Andrea Sempio, il giovane di Garlasco riemerso nelle cronache come possibile indiziato, Palombelli ha accolto l’osservazione di Porro, secondo cui rischia di essere travolto mentre Stasi resta in carcere da condannato. “Gli avvocati parlano della sua innocenza grazie alla televisione. Noi possiamo commettere errori, ma se ricevessi un’accusa, per difendermi userei i media. Succede anche in tanti altri casi, perché se non ci fossero i programmi televisivi, tutto questo non accadrebbe”.


"Credo che questo gruppo di ragazzi fossero trasgressivi e che avessero dei segreti. Stasi sicuramente sa delle cose ma non so se ha ucciso lui."#Palombelli #Garlasco #quartarepubblica pic.twitter.com/WOhbK2HNGL
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) September 1, 2025
L’opinione di Palombelli conferma quindi la convinzione che stampa e televisione, pur non sostituendosi alla giustizia, abbiano un ruolo fondamentale nel tenere accesa l’attenzione e nel permettere alle persone coinvolte di far sentire la propria voce. Un messaggio che, nel pieno della nuova ondata di interesse sul giallo di Garlasco, risuona come un monito sull’importanza del racconto mediatico nei grandi casi giudiziari italiani.


