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“C’est la vie, Henriette. Cadere nei cliché per sfuggire alla routine”

Si sono tenuti il 21 e 22 ottobre a Firenze, a Palazzo Vecchio e presso il Teatro della Pergola, gli  Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo: l’iniziativa voluta dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con MIUR e MIBACT. Un’occasione per approfondire le correnti strategie di diffusione dell’italiano all’estero e per fare il punto, in modo costruttivo, sulle nuove sfide da affrontare, in contemporanea con l’avvio della XIV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che coinvolge tutta la rete culturale e diplomatica del MAECI.


L’iniziativa è stata soprattutto l’occasione per delineare nuove strategie di diffusione dell’italiano all’estero sulla base delle attuali sfide. C’è una domanda di italiano crescente e diversificata nel mondo ma occorre trovare formule innovative per intercettare un pubblico sempre più numeroso. Una tra queste, ad esempio, riguarda la creazione dell’albo degli studenti di italiano, strumento capace di creare un vero e proprio network di persone che si esprimono tra loro in italiano”. “In un contesto di ristrettezza delle risorse economiche” ha spiegato il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Mario Giro, “Bisognerà aumentare la nostra creatività”.

Si è discusso dei neologismi, moltissimi mutuati dall’inglese e dal francese che stanno «invadendo» la nostra lingua. I prestiti linguistici sono sempre stati presenti nella nostra lingua, moltissimi termini entrati nel nostro vocabolario provengono da altre lingue e si sono talmente amalgamati nel nostro linguaggio che spesso non ne ricordiamo l’origine straniera. È un fenomeno che sta aumentando con maggiore velocità in questi ultimi anni e così è diventato motivo di dibattito tra studiosi e linguisti che si dividono tra chi lo considera un impoverimento della lingua e chi invece pensa si tratti di un sintomo di vitalità.

Per sdrammatizzare un po’ l’argomento Simone Rovellini , giovane video maker italiano, ha costruito un simpatico corto C’est la vie, che mette scherzosamente in rilievo la quantità di  parole che prendiamo in prestito dalla lingua francese nella vita di tutti i giorni:

 

 

 


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