“Spiazzato e spaesato”. Amici, Beppe Vessicchio parla per la prima volta dell’addio al talent

Intervistato dal Corriere della Sera, Beppe Vessicchio ha tracciato una lunga linea sulla sua carriera. Ha parlato degli anni di lavoro, della formazione e dell’esperienza ad amici. “Musicista, compositore, direttore d’orchestra tra i più amati, personaggio televisivo. Che cosa, nella sua vita, “chiude il cerchio”?”, domanda il Corriere della Sera. Netta la risposta del maestro. “Il fatto che la musica, dopo tanto tempo mi diverta ancora. Vede, io amo i dilettanti perché nei loro occhi scorgo una luce che nei professionisti si è spenta”.


“Divertitevi, divertiamoci, coltiviamo le cose per diletto. È la raccomandazione che da sempre faccio a mia nipote Teresa e che presto farò anche alle mie due bisnipotine, Alice e Caterina”. L’amore per la musica nato senza chiedere. “Non è mica facile essere fedeli alle proprie passioni, sa. Pensi che io ho studiato per fare l’architetto e per un lungo periodo della mia giovinezza ho fatto tardi la sera per suonare e mi sono alzato all’alba per studiare”.

maria de filippi


Poi una lunga strada verso il successo tra Sanremo e Amici. “C’è stato un momento della mia carriera in cui lavoravo moltissimo e soprattutto in televisione. C’era la serialità di Amici e di tanti altri programmi, una popolarità diffusa, capillare. Lusinghiera, non lo nascondo. Ma io sentivo che mi stavo immettendo in un’autostrada in cui facevo le cose per un senso di inerzia, per dovere, per lavoro”.


giulia stabile


“Poi, a un certo punto, la serialità televisiva si interruppe. Per tanti motivi, incluso un sano ricambio di personaggi. In un primo momento rimasi spaesato, senza equilibrio. Ma dopo mi sono accorto che senza quel senso di ripetitività potevo fertilizzare la mia musica. E così ho ripreso in mano un pezzo che avevo cominciato a comporre da ragazzo, ho iniziato delle collaborazioni, magari meno stabili ma che mi danno tanta soddisfazione”.

arisa


Ma la passione è rimasta la stessa: “Pensi che ho ancora i vecchi libri di musica sul comodino. Non smetto mai di consultarli, studiare, incuriosirmi. Sa che cosa dico sempre a Teresa, mia nipote? Che c’è un modo molto preciso per capire se una cosa ci piace davvero: quando trascorriamo ore e ore a farla senza avvertire la minima stanchezza”.

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