Alla mia nazione

Alla mia nazione è il giudizio sprezzante di Pier Paolo Pasolini nei confronti dell’Italia borghese che, sul finire  degli anni ’50, inizia la sua marcia trionfale verso il consumismo del boom economico. Non è l’Italia, spiega lo stesso autore, ad “essere indegna di stima, a meritare di sprofondare nel mare, è la borghesia reazionaria della mia patria, cioè la mia patria intesa come sede di una classe dominante benpensante, ipocrita e disumana”. La poesia fa parte di una raccolta “La religione del mio tempo”, pubblicata nel maggio 1961, che raggruppa testi scritti tra il 1955 e il 1960.

Alla mia nazione
di Pier Paolo Pasolini

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.