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“Da prendere a calci”. Paolo Del Debbio senza giri di parole col politico in studio

Durante la puntata di Dritto e Rovescio andata in onda giovedì 6 novembre, Paolo Del Debbio ha rivolto una domanda diretta al discusso politico: “Lei li prenderebbe a calci nel sedere, come ha detto Crosetto, i militanti di Gioventù Nazionale che a Parma hanno inneggiato al fascismo?”. Una domanda secca, che richiedeva una risposta altrettanto netta. Ma come spesso accade quando il generale è ospite in tv, la replica si è trasformata in un lungo giro di parole, fatto di premesse e deviazioni, che hanno finito per dire tutto e niente.

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L’ospite ha scelto di spostare subito il discorso su un piano più ampio, evocando la cancel culture e la difesa delle radici occidentali. “Contrariamente alla cancel culture, che vorrebbe cancellare la storia occidentale, io sono orgoglioso della nostra storia, sono orgoglioso della nostra civiltà, sono orgoglioso delle nostre tradizioni e delle nostre radici. La storia ormai è stata scritta, non possiamo cancellarla, non possiamo eliderla”, ha dichiarato con tono solenne. Un modo per ribadire, ancora una volta, la sua visione identitaria e patriottica, ma che ha lasciato insoluta la domanda di Del Debbio.


Dritto e Rovescio, ancora polemiche

Il conduttore, non soddisfatto, ha cercato di riportarlo sul tema principale: “Sì, però è stato un periodaccio. Un periodo che ha leso dei diritti”. Vannacci ha annuito, ma ha precisato: “Nessuno dice di non valutarlo questo periodo”. Tuttavia, Del Debbio ha incalzato ricordando che “l’inneggiamento al fascismo è un reato. C’è in Costituzione”. A quel punto, il generale ha replicato che il reato è solo la ricostituzione del partito fascista, ma il giornalista non ha ceduto, richiamando la legge Mancino: “C’è l’apologia di fascismo!”. Un botta e risposta teso, in cui Vannacci ha mostrato ancora una volta la sua abilità nel muoversi tra le pieghe delle leggi e dei significati politici.

Preparato sul piano giuridico, il generale ha citato anche una sentenza recente: “C’è una sentenza della Cassazione del 2024 che chiarisce che il braccio teso o i riferimenti al periodo fascista, quando non sono riconducibili alla volontà di ricostituire il partito fascista e quando non costituiscono pericolo per l’ordine pubblico, non sono reato”. Una puntualizzazione tecnica, ma che ha spostato il discorso dal piano etico a quello meramente legale, lasciando di fatto in sospeso la condanna morale dell’episodio di Parma.

Quando però la discussione si è avvicinata al cuore della questione – quei giovani che, tra cori e canti nostalgici, hanno fatto scalpore – Vannacci ha abbassato i toni: “Questi signori sicuramente non hanno fatto una cosa bellissima, hanno fatto una cosa di cattivo gusto, ma canticchiavano una canzone in un luogo privato”. E, con una certa leggerezza, ha concluso: “Quindi tutto questo sconvolgimento io non lo vedo”.

Un giudizio che ha lasciato perplessi molti spettatori, tanto che il frammento dell’intervista è rapidamente diventato virale sui social, dove in tanti hanno criticato la sua ambiguità e il tono minimizzante. Del Debbio, visibilmente spazientito, nel video sembra rinunciare a ribattere, lasciando che la risposta di Vannacci resti sospesa nell’aria.

Ancora una volta, il generale è riuscito a trasformare una domanda precisa in un dibattito sulla libertà d’espressione, la storia e la memoria nazionale. Ma dietro le sue parole, più che una condanna, è sembrata emergere una giustificazione implicita, che molti hanno letto come l’ennesima conferma di un atteggiamento indulgente verso derive nostalgiche. Andrà meglio la prossima volta. Forse.


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