“Costretta a pagare le spese legali”. Valentina Pitzalis, la beffa dopo la tragedia: la cifra è da capogiro


Forse non tutti ricorderanno la storia di Valentina Pitzalis. Ne ha parlato lei in persona come ospite di Silvia Toffanin nella puntata speciale di Verissimo contro la violenza sulle donne. Parole di dolore per la storia della donna che ha avuto inizio a Carbonia. Un giorno che Valentina non può dimenticare, di cui porta ancora i segni evidenti sul suo corpo. Le ha dato fuoco l’ex marito Manuel Piredda e lei è viva per miracolo.

Una scusa quella dell’ex marito, che quel giorno si è recato nel suo appartamento per consegnarle alcuni documenti. Non era vero e infatti senza neanche avere il tempo di rendersi conto cosa sarebbe accaduto, Valentina si ritrova imbevuta di benzina e poi data alle fiamme. Un rogo durato per ben venti minuti, da cui Valentina ne è uscita viva solo per miracolo. A salvare la vita di Valentina Pitzalis, una squadra di pompieri intervenuti prontamente nel suo appartamento. Ma da quel giorno, la donna porta ancora i segni tangibili di una violenza perpetuata a sue spese. (Continua a leggere dopo la foto).






Non solo, sulle spalle di Valentina anche le accuse di Roberta Mamusa, madre di Piredda, di aver ucciso il suo ex marito. Nel 2016 la prima denuncia contro di lei e poi anche una seconda. Omicidio volontario, questa l’accusa mossa contro Valentina, seppur sul corpo di Piredda non sia mai emersa nessuna ferita da armi da fuoco, come recitava la perizia allegata. Dopo mesi di intercettazioni, la madre di Piredda viene condannata per diffamazione. Fissato anche un risarcimento di 800 euro con subito una provvisionale di cinquemila euro finchè non arriva l’archiviazione. (Continua a leggere dopo la foto).






Racconta Valentina alla Toffanin: “Hanno provato varie volte a far riaprire l’inchiesta che era stata chiusa perché era tutto molto chiaro. Ci hanno provato due volte e non è andata bene perché non c’era nessun elemento, ma una terza volta, nel 2017, sono riusciti a farla riaprire. L’indagine è durata tre anni, in cui hanno anche intercettato il mio telefono e quello della mia famiglia per sei mesi”. (Continua a leggere dopo le foto).



“Hanno fatto di tutto e di più. Ma ho sempre avuto fiducia nella giustizia perché sapevo di non aver fatto niente. Sono stata minacciata di morte, sui social mi auguravano cose terribili, anche dopo tutto quello che avevo subito. Io però ho deciso di praticare la felicità anche perché non voglio dargliela vinta in alcun modo”. E aggiunge: “Dopo tutto quello che ho passato non sono in grado di supportare le spese legali che ho affrontato anche se ho vinto la causa”, dunque: “Tutte le spese sostenute, che ammontano a circa 98mila euro, dovrei pagarle io. Da sola non riuscirò mai a sostenerle, però l’associazione ‘Fare del bene Onlus’ ha attivato una campagna, che partirà dal 25 novembre, dal nome ‘Aiutiamole’ e che quest’anno ha deciso di sostenermi per aiutarmi a chiudere definitivamente i conti con il passato. Ringrazio tutti quelli che mi vorranno aiutare”.

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