“Addio maestro”. Pierluigi Diaco, dolore e commozione in diretta: un lutto che lo ha colpito al cuore


Così non lo avevamo mai visto e probabilmente è la prima volta che succede. Pierluigi Diaco, per una volta, ha abbandonato la sua naturale verve ironica. In piedi, al centro dello studio, Pierluigi Diaco si è rivolto ai tanto telespettatori del programma e ha spiegato: “Oggi è morto Sergio Zavoli, il più grande giornalista radiotelevisivo, il maestro di tanti giornalisti. È stato un vero gentiluomo dell’informazione italiana”.

Dopo aver mostrato alcuni contributi video dedicati alle storiche inchieste di Zavoli, Diaco chiede un applauso in memoria del grande maestro. Commozione in studio. Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, Sergio Zavoli entrò alla Rai nel 1947 come giornalista radiofonico. E fin quasi dagli esordì della carriera realizzò con Cesare Zavattini un nuovo genere di documentari, detti all’italiana, basato su storie riprese nel loro stesso ambiente sonoro e non ricostruite in studio. Continua dopo la foto






Nel 1962 Zavoli creò la trasmissione televisiva “Processo alla tappa”, un programma sportivo incentrato sul Giro d’Italia. Già nella sua prima edizione, rivoluzionò il modo di trattare lo sport in tv: andava in onda dopo la conclusione di ogni tappa e da un palco improvvisato nei pressi della linea del traguardo si alternavano corridori, direttori sportivi, giornalisti. Continua dopo la foto






Passato definitivamente alla televisione nel 1968, Zavoli ha ideato trasmissioni di grande successo dedicate all’attualità (Tv7, Az, Controcampo); fu poi (1969) condirettore del Telegiornale, direttore del Gr1 (1976) e presidente della Rai (1980-86). Direttore de “Il Mattino” di Napoli (1993-94), ha collaborato come opinionista a varie riviste (Oggi, Epoca, Jesus). Senatore della Repubblica dal 2001 al 2018. L’ultimo desiderio di Sergio Zavoli è di “essere riportato a Rimini e riposare accanto a Federico Fellini”. Continua dopo la foto



 


E’ questo quanto la famiglia del grande giornalista ha comunicato “con parole delicate e precise” al sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, che ha reso noto la volontà del suo cittadino onorario. Tanti anni fa, ricorda il sindaco, in un racconto Zavoli aveva scritto che a Rimini un giorno sarebbe tornato “per stare, perché bisogna morire a casa, sentendo i rumori della tua strada, sapendo che da quella finestra entra odore di mare, contando le ore sui suoni e le luci che sono trascorse intorno a te dall’infanzia, quasi udendo le voci che stagnano nel bar, essendo vivo fino alla fine, insomma sino a quando non senti che queste cose ti lasciano amichevolmente morire”.

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