“Orribile, non dovevi”. Vieni da me, Caterina Balivo massacrata in rete: il dettaglio non passa inosservato


Caterina Balivo massacrata in rete. La padrona di casa di Vieni da me è finita nella bufera per colpa dell’outfit scelto per la diretta di oggi. Sbagliato, fuori luogo, e per qualcuno addirittura orribile. La polemica è scoppiata su Twitter dove, alcuni utenti hanno criticato la scelta delle conduttrice di indossare un abito a strisce (grigio-chiaro e nere) in questo preciso giorno, ossia il 27 gennaio 2020, nel giorno della Memoria.

Un giorno particolarmente doloro dove si ricorda, in tutto il mondo, la shoah e e vittime dell’Olocausto. E qualcuno ha fatto un parallelo ‘azzardato’ tra il vestito della conduttrice e gli abiti fatti indossare al tempo della persecuzione e della Seconda Guerra Mondiale ai deportati dei campi di concentramento. Da qui i biasimi rivolti alla conduttrice di Rai Uno. Continua dopo la foto









Tweet a caldo: “Segnalo la Balivo che a Vieni da Me si è vestita come un deportato per il giorno della memoria. Che cattivo gusto”. “Balivo, oggi quelle strisce non si indossano con il tacco 12, si rispettano d basta”. “Bella la scelta della Balivo di vestirsi a righe ne Il Giorno della memoria”. “La mi’ mamma di 90 anni ha detto: ‘Ma proprio oggi la Balivo si doveva vestire così?’. Orribile e di cattivo gusto e non solo perché lo indossa oggi”. Continua dopo la foto






“Cateri’ io capisco la memoria di oggi, ma vestirsi così 😕 Lo so che è tutto già stabilito però…”. “Il codice a barre di Caterina Balivo”. C’è poi stato chi ha espresso solo una critica di gusto, senza tirare in ballo il Giorno della Memoria: “Ammazza quanto è brutto il vestito di oggi della Balivo”. “Oggi la Balivo è vestita peggio di Filippa Lagerback.”. Continua dopo la foto



 


Per il resto, la puntata è filata via liscia, con Caterina Balivo che ha intervistato Daniele Bossari con il quale ha parlato di depressione, malattia che il presentatore ha vissuto sulla propria pelle, scrivendoci anche il libro intitolato ‘La faccia nascosta della luce’. “La mia carriera era perfetta – ha narrato – ma l’insicurezza nel mio caso ha incrinato in me quella fiducia che avevo nei confronti di quello che facevo nella vita. In quella situazione ci arrivi per gradi, in molto tempo… Io parlo della depressione sempre con molta cautela perché alcune persone non ne escono o non ne sono uscite”. E ancora: “Il primo passo devi farlo tu, poi accettare l’aiuto di familiari, amici, parenti e specialisti. Ma il primo passo devi farlo da solo. E ricordarti di tutte le cose belle della vita”, ha concluso.

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