“Mi vergogno, non riesco a perdonarmi per ciò che ho fatto”. La verità di Antonio Ciontoli sulla morte di Marco Vannini


“Quel colpo che arriva al cuore” così si chiamerà lo speciale di Storie Maledette condotta da Franca Leosini e in onda sulla Rai. E già dal titolo si capisce che si parlerà proprio del caso di cronaca più discusso dell’anno: quello riguardante il caso Vannini. “Martina e Marco vivevano insieme praticamente, un po’ a casa nostra e un po’ a casa di Marco” e “Marco era un figlio per me”, Antonio Ciontoli racconta il suo rapporto con il ragazzo della figlia minore, Martina.

Un rapporto diventato familiare e intenso, fatto di una frequentazione intensa anche con i genitori del ragazzo, tanto da raccoglierne anche le confidenze: “Il sogno di Marco era quello di fare il pilota e mi chiedeva le varie vicissitudini che si vivono durante una carriera militare che è fatta di tanti sacrifici, quindi spesso ci siamo trattenuti a parlare, colloqui molto lunghi. Lui si immedesimava in questa vita che desiderava fare”. La prima parte dell’intervista si concentra proprio sui rapporti intimi e familiari. Il loro quindi era un rapporto intimo, domestico e familiare, che faceva ritenere normale ad Antonio Ciontoli entrare in bagno mentre Marco era all’interno con la figlia Martina. Una circostanza che la mamma avrebbe sempre smentito vista la sua “riservatezza”. (Continua dopo la foto)








Quando entra in bagno Marco riconosce che si trova nella vasca da bagno riconosce il marsupio dove Ciontoli teneva le armi, che era andato a riprendere per riporle nella cassaforte. A quel punto il dramma: “Mi chiede di vedere le armi io gli dico di no, convintissimo che fossero scariche, carico e premo il grilletto. È stato un movimento unico che è durato meno di un secondo, ho caricato e premuto istintivamente il grilletto per fargli vedere come funzionata. Nei primi secondi mi si è cancellato il cervello non ho capito nulla. Sono rimasto gelato e poi ho visto che all’altezza della spalla di a Marco c’era un buchino dove usciva un po’ di sangue, io ho messo subito la mano sopra per capire”. (Continua dopo la foto)




Il “buchino” era il foro d’entrata del proiettile. “Quella maledetta sera ho fatto una serie di grossi errori, una catena di grossi errori. – ammette Ciontoli – Errori che forse sono stati un po’ dovuti a parte dalla situazione di Marco che ai miei occhi non sembrava grave e quindi di pensare di riuscire io a gestire la cosa da solo, di riuscire a portare Marco al pronto soccorso. Mancando di umiltà ho pagato la mia troppa sicurezza ma ho pagato questa sicurezza con la consapevolezza che il corpo stava nel braccio”. (Continua dopo la foto)


 


Il militare di carriere poi insiste su un punto: né lui né i suoi familiari hanno pensato che Marco stesse così, non avrebbe mai urlato né si sarebbe mostrato sofferente, Ciontoli sarebbe stato sempre convinto che il colpo fosse nel braccio. Ma per scoprire tutto il resto dovremmo attendere le due puntate di Storie Maledette, con Franca Leosini e Antonio Ciontoli.

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