Canone Rai, ormai il caos è totale: la situazione è sfuggita di mano. Date e scadenze, cambia tutto. E molti italiani rischiano davvero di pagarlo due volte…


 

Canone Rai, è caos. Molti contribuenti rischiano di restare esclusi dallo slittamento delle scadenze per il canone in bolletta. Chi non possiede un televisore, può stare relativamente tranquillo. Come ricorda Libero, con il provvedimento dello scorso 21 aprile l’Agenzia delle entrate ha chiarito che al posto delle due scadenze prima previste – 30 aprile per il cartaceo e 10 maggio per l’ online –  l’ invio delle dichiarazioni di esenzione dovrà avvenire entro il 16 maggio. In quel modo, il contribuente potrà evitare di pagare il balzello a luglio con l’addebito automatico in bolletta.

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Il problema riguarda tutti gli altri cittadini che non sono tenuti al pagamento del canone. Di chi parliamo? Come recita il provvedimento del 24 marzo firmato dal direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, coloro che, pur essendo intestatari di utenza elettrica, sono esenti dal pagamento poiché «il canone è dovuto in relazione all’ utenza intestata ad altro componente della stessa famiglia anagrafica».

Alcuni esempi? Dai coniugi con due diverse utenze intestate, ai genitori che pagano la bolletta per la casa del figlio, fino ai titolari di contratto elettrico di una abitazione data in affitto. In molti di questi casi, sorgono numerosi interrogativi rispetto alle tariffe residenziali scontate dell’energia illegittimamente ottenute (non essendoci la residenza), su cui le Entrate sembrano sorvolare ma che, in caso di auto-dichiarazione per non pagare il canone, provocheranno inevitabilmente la richiesta di arretrati da parte delle società elettrica.

Ma non è questo il punto. La questione è che per chi deve evitare il rischio del doppio canone lo slittamento della scadenza non vale. «Il provvedimento delle Entrate», spiega il legale dell’ Aduc, Emmanuela Bertucci, «non cambia i termini per l’ invio delle dichiarazioni relative al quadro B del modulo. Quelle che riguardano chi ha un’utenza intestata ma non deve pagare il canone. In questo caso, per quanto ne sappiamo, potrebbero anche valere le vecchie date del 30 aprile e 10 maggio».

Per avere chiarimenti bisognerà aspettare necessariamente il decreto attuativo. L’ attesa, però, rischia di essere lunga. Dopo la pioggia di rilievi arrivati dal Consiglio di Stato, che ha rimandato il testo al ministero dello Sviluppo, il governo si è limitato ad emanare una nota in cui si definisce l’apparecchio tv. Cosa ben differente dall’inserire la definizione nel decreto, come invece chiedeva Palazzo Spada. 

 

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