Mike Bongiorno, il mito, il presentatore dei presentatori. Ma come è stato averlo come padre? È il figlio maggiore, Michele, a raccontare certi aspetti di Mike che forse ancora non conoscete


 

Mike Bongiorno lo conosciamo tutti, è stato un vero pilastro della televisione italiana. Ma come è essere figli di Mike? A raccontarlo è Michele, il figlio più grande dei tre dello storico presentatore in un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera. Ha 43 anni oggi Michele ed è un produttore documentarista. I suoi fratelli, Niccolò e Leonardo, rispettivamente regista e neolaureato alla Bocconi, hanno 39 e 26 anni. Papà Mike raccomandava sempre loro: ”Se farete tv, per carità non fate mai gli snob”.

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”Avere un padre come Mike Bongiorno è un’eredità ingombrante – dice Michele al CorSera -. Lui non ci ha mai aiutato nel lavoro, per quella sua vecchia impostazione americana secondo cui bisogna farsi da soli. Non mi dava neanche consigli specifici, tranne delle indicazioni basilari. Quella appunto che la tv è un mezzo che si rivolge al grande pubblico, quindi non bisogna fare gli intellettuali con la puzza sotto il naso. I programmi, soprattutto per la generalista, devono essere divulgativi e mai di nicchia, non solo per l’audience, ma proprio per rispetto a un pubblico vasto e variegato”. A dispetto di quello che si dice dei figli di, per lui portare seppur con orgoglio il cognome Bongiorno non l’ha certo agevolato della vita: ”Semmai ho dovuto sempre dimostrare qualcosa in più degli altri”, spiega.

E poi continua a raccontare la figura di Mike come padre: ”Assolutamente assente. Noi lo vedevamo più in tv che a casa e per fortuna che nostra madre, invece, è sempre stata molto presente. Ma papà era un uomo del ‘900, gli uomini come lui, pur essendo devoti alla famiglia, non erano casalinghi, non avevano l’attaccamento fisico ai figli. Molto diversi da noi padri di oggi più coinvolti nell’andamento domestico. Lui era il classico patriarca: ci ha trasmesso dei valori morali fondamentali: la serietà nei rapporti umani e lavorativi, l’umiltà, l’impegno nello sport, il rispetto del prossimo… Sì, era assente, ma la sua presenza l’ho avvertita in modo costante”.

 

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Ma quando andavano in vacanza, era tutto diverso. Lui, Mike, era diverso: ”Ricordo con lui dei viaggi straordinari negli Stati Uniti, suo Paese di nascita per il quale nutriva un amore sperticato. E lì lo vedevo in una veste diversa. Mi stupivo quando faceva rafting nel Grand Canyon, a cavallo nel Wyoming o quando la sera lo vedevo dormire nel sacco a pelo: si trasformava. Quando però ci fermavamo a New York e tutti noi, la mattina, eravamo già pronti per uscire e andare in giro, lui restava piantato davanti alla televisione, scorreva tutti i canali per scoprire qualche nuovo format, qualche idea da portare in Italia. Non a caso è stato il primo a capire le potenzialità della tv commerciale”. In conclusione, Michele rivela ancora di papà Mike: ”Era una persona egoista, ma uso questo aggettivo non nella comune accezione. Per il lavoro che faceva, doveva essere molto concentrato su se stesso e ciò comportava qualche problema in casa, perché se sei concentrato su di te non ti accorgi di quel che ti accade intorno”.

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