“In ognuno di noi ci può essere una storia maledetta”. Maestra del giornalismo, icona gay dal fascino antico e dal linguaggio ricercato. Franca Leosini si confessa: “Piango davanti al male”


 

È una delle giornaliste più apprezzate e ammirate degli ultimi tempi. Il suo linguaggio aulico e ricercato non spaventa il pubblico che, anzi. Dal 1994 è in onda su Rai Tre con le sue ”Storie Maledette”, ma è solo da qualche settimana che tutti parlano di lei: Franca Leosini. 

 Nata a Napoli nel 1949, già icona gay e, persino, fashion icon, la conduttrice e giornalista ha aperto le porte del suo studio, di fronte a Castel Sant’Angelo, a Vanity Fair e ha raccontato i suoi ”segreti”. 

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”Tutti possiamo diventare protagonisti di una storia maledetta. Ma io vedo il lato buono anche in chi ha fatto le cose peggiori”, ha raccontato la Leosini, ricordando poco dopo l’intervista ad Angelo Izzo, l’autore della strage del Circeo che, dopo aver ottenuto la libertà vigilata ammazzò altre due donne. ”Fu un colpo terribile, mi ero illusa che fosse cambiato. Dopo il nuovo arresto l’avvocato mi recapitò una lettera in cui Izzo scriveva: ‘Sappia che non l’ho ingannata e quella parte di me nella quale ha creduto esiste veramente’. Sono certa sia così’. 

”Mi seguono in tanti, a prova che se usi un linguaggio colto puoi piacere a tutti. Chi fa il nostro mestiere ha il dovere di esprimersi nel modo più corretto, elegante e ricco. Voglio raccontarle un episodio. – racconta nell’intervista – Una sera rientravo a casa e sotto al portone mi venne incontro una donna, in tuta e scarpe da ginnastica. Mi disse “Franca, sono una sua ammiratrice: quando lei è in onda, non vado neppure a lavorare”. Chiesi “che lavoro fa di notte, l’infermiera?”. Mi diede una carezza: “Mi chiamo Pia e sono una prostituta”’

Sul lavoro piange mai? ”Solo al montaggio, perché durante la puntata devo essere concentrata: registriamo come una diretta, la forza di Storie Maledette è l’immediatezza della reazione. A uno dei miei interlocutori una volta chiesi: ‘Quand’è morta sua moglie lei aveva un’amante?’. S’irritò, replicai: ‘Guardi che avere un amante non fa di lei un assassino. In certi casi’, feci una pausa, ‘ne fa uno stronzo”’. 

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