”Io prigioniera in una cantina per 3 giorni, ho visto fare del male ai bambini”. La ex naufraga dell’Isola dei famosi racconta il suo dramma, un’esperienza terribile


 

Ve la ricordate? Nel 2012 aveva partecipato come concorrente all’Isola dei Famosi classificandosi terza. Modella, attrice e showgirl di origine slovacca (ed ex del figlio di Barbara D’Urso) Andrea Lehotska è anche fotografa e scrittrice e realizza dei reportage per il mondo per poi pubblicarsi sul sito. Ma è in uno di questi viaggi che ha vissuto un’esperienza a traumatica. Quando è andata in Palestina ha visto con i suoi occhi e sperimentato sulla sua pelle l’orrore della guerra, subendo un sequestro di persona. Trauma, questo, che ha deciso di rendere noto sulle pagine del settimanale Top.

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”Ero partita da sola per documentare la realtà della guerra – racconta la Lehotska – . Mi sono finta un’ingenua turista e, sbattendo le ciglia, ho iniziato a fotografare quello che vedevo attorno a me. Volevo realizzare un reportage da pubblicare sul blog del mio sito. Ho visto soldati sparare ai bambini e lanciare contro di loro dei lacrimogeni. Ma l’immagine più devastante è stata una donna che sparava alle spalle a un bambino con lo zainetto che usciva da scuola. Il proiettile, dopo averlo colpito, gli è fuoriuscito dalla coscia. Il bambino urlava e la donna rideva. Ho provato a parlare con lei, ma mi ha risposto: ‘Se fai le foto ai bambini che ti tirano le pietre, noi ti difendiamo. Ma se invece stai dalla loro parte, per noi sei palestinese come loro e allora ti conviene correre perché ti spariamo’. Io mi sono schierata dalla parte dei bambini palestinesi”.

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Poi il racconto della modella prosegue e arriva il momento più terribile: ”Hanno iniziato a spararmi mentre correvo, ma non mi hanno colpita. Poi mi sono rifugiata in una cantina dove i soldati palestinesi mi hanno sequestrata per tre giorni, forse i più brutti della mia vita. Ogni tanto mi affacciavo da una piccola finestra e vedevo i militari con il mitra in mano che sorvegliavano la mia unica via d’uscita. Alla fine mi ha graziato un soldato, l’unico che non sparava ai bambini. Ci siamo guardati per alcuni istanti negli occhi e poi lui, guardando l’orologio, ha detto: ‘Ti do due minuti, scappa e inizia a correre. Io non guardo’. Ho iniziato a correre forte e, nel buio della notte, seguendo il mio istinto, ho percorso gli 8 chilometri che mi separavano da Israele”.

Per fortuna questa esperienza si è conclusa con un lieto fine, si è salvata, ma certo non dimenticherà mai quei momenti: ”Una grande paura, perché ho sfiorato la morte – continua -. Per assurdo, però, in quel momento l’adrenalina forse non mi permetteva di rendermi davvero conto di quello che stavo vivendo, per cui sto più male oggi ripensando a quei giorni”. Una volta tornata a casa, poi, un’altra brutta sorpresa, la perdita del suo animaletto, un topo da da compagnia di nome Adele: ”La mia Adele, il topo con cui avevo vissuto negli ultimi anni, mi aveva lasciato per sempre. Prima di partire per la Palestina le avevo detto ‘Batti il cinque che la mamma sta per partire per un viaggio pericoloso’ e lei mi aveva appoggiato la zampina sul petto in segno di buon auspicio! Adele è sempre con me, perché l’ho sepolta in un grande vaso sul mio terrazzo, insieme a due dei suoi biscottini preferiti, nel caso un giorno dovesse avere fame. E poi qualche mese fa, durante un viaggio in Thailandia, mi sono fatta tatuare da uno sciamano l’impronta della sua zampina sul mio cuore, come segno dell’amore indelebile dell’amore che lei provava per me”.

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