“Non lascerò l’eredità ai miei figli” ha dichiarato lui, che è un vip italiano molto chiacchierato. La sua scelta, ovviamente, è stata criticata e attaccata da più fronti. Ecco chi è l’uomo al centro della polemica (non ve lo aspettavate, eh?)


 

Luca Barbareschi torna a far parlare di sé e lo fa grazie all’amico Massimo Giletti e la sua trasmissione domenicale “L’Arena”. L’attore ha sorpreso gli spettatori, dichiarando di non voler lasciare la sua eredità ai figli ma di avere intenzione di destinarla alla Fondazione “Luca Barbareschi Onlus dalla parte dei bambini”, che lotta al fianco delle vittime di pedofilia: “La cosa che ho insegnato ai miei figli è che l’eredità non esiste, tutto deve essere restituito alla Fondazione che ho aperto in difesa dei bambini. Io ho il dovere di educare i miei figli, ma penso che il danaro sia una iattura. Io non l’ho avuta ed è stata la mia fortuna, ho costruito tutto da solo. Voglio che loro costruiscano la loro vita, quello sarà l’unico parametro per cui si vorranno bene. Loro l’hanno accettato e ho ottenuto risultati eccellenti”.

La ‘Fondazione Luca Barbareschi. Dalla parte dei bambini’, si occupa sin dal 2007, non solo di garantire la tutela di minori offesi, anche sotto il profilo legale, ma anche del recupero di bambini vittime di molestie costretti a vivere in condizioni di degrado sociale o di sudditanza psicologica. “Quando il mostro è dentro casa, e accade spesso – dice Barbareschi – è ancora più difficile. Lì si tratta di intervenire con operazioni chirurgiche di difficoltà estreme. Ci sono casi in cui la madre sa da anni che il marito abusa della figlia e non trova il coraggio di denunciarlo. E se lo fa rischia di imbattersi, come è accaduto, in un giudice che assolve dicendo che il padre incriminato era affetto da sonnambulismo”. Alla presentazione della Fondazione Barbareschi ci saranno funzionari dell’Fbi, di Scotland Yard e della polizia italiana. Perché il cancro infetta ormai vaste aree del pianeta. “Ed è moltopiù diffuso dello spaccio di droga – afferma – Ogni sito pedopornografico rende in media fra gli 80 e i 90mila euro al giorno. Per scaricare una foto da questi siti si spendono anche 300-400 euro. In Italia e in giro per il mondo decine e decine di migliaia di siti. In Olanda vogliono addirittura fondare un partito a favore della pedofilia. Ecco, a me sta a cuore questo aspetto: aiutare la gente a spezzare il muro della vergogna, dell’imbarazzo, a denunciare il malaffare”.

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Non sarà facile. “Lo so, è maledettamente difficile. Spesso, chi è vittima dei pedofili, o chi è testimone diretto di casi di pedofilia rilutta a sporgere denuncia perché ritiene la cosa denigratoria della propria persona. Pensa di restarne segnato, infangato a sua volta. Io posso invece testimoniare il contrario”. Anche perché il passato di barbareschi non è dei più felici. “Accadde in due occasioni. La prima quando avevo 8 anni, in un istituto retto da religiosi, a Torino. La seconda quando ero più grande, alle medie, in quella che passa per la migliore scuola “cattolica” di Milano, e dalla quale aspetto ancora scuse formali”. Il molestatore era “il mio padre spirituale. Ovvero il sacerdote che era anche il mio confessore. Il massimo del tradimento, come vede, visto che il soggetto in questione aveva accesso alla mia anima, ai miei sentimenti più riposti. Era la stessa scuola, quella di Milano, in cui gli allievi venivano presi per le orecchie, fino a fargliele sanguinare, o in cui si amministravano ceffoni perché il malcapitato, a mensa, aveva fatto rumore giocherellando con il coltello e la forchetta sul piatto”.

E quando qualcuno gli chiede perché ha voluto dare il suo nome a questa fondazione ha risposto: “Perché voglio che resti testimonianza di uno che ha avuto il coraggio di alzare la testa in un Paese in cui molti la abbassano. Sa, il nostro è un Paese di servi. Siamo quelli descritti da Tolstoj in Guerra e pace: gente disposta a dare anche la propria moglie agli invasori per un posto da fattorino, da usciere. Dignità: zero. Sarà dura, ma bisogna che la gente cominci a realizzare che il posto di chi sbaglia è la galera”.

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