Dall’Arena al fronte, Massimo Giletti non si risparmia e decide di andare a fare l’inviato di guerra: “Ho alzato la testa e ho visto l’Isis, ecco cosa è successo…”


 

“Credo che la Rai abbia il dovere di non lasciare ad altre reti il racconto filmato della guerra. Il reportage non può essere una prerogativa de La7 o di Sky. Non si può abdicare alla logica del racconto, del documentare. E per farlo bisogna andare lì, sul posto”. E’ di Massimo Giletti il compito di riportare i reportage dall’estero in casa Rai. “Quello che voglio fare è il racconto filmato. E siccome qualche idea ce l’ho, pur facendo il talk show, sono pronto a ripetere l’esperienza fatta in Iraq. L’importante è entrare in una pianificazione che ti permetta di fare questi viaggi”.

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E di viaggi così, di “racconti filmati”, il conduttore de L’Arena, il talk della domenica di Rai Uno che si è aggiudicato il secondo posto del Qualitel (la classifica che misura la qualità dei programmi tv), ne ha in mente tanti. Ma quello che l’ha più scioccato di quel viaggio è stata “L’idea che l’Isis è molto più vicina e noi facciamo finta di non capirlo. I militari fanno il loro lavoro sul campo, ma senza la politica non si trovano gli equilibri. Ho l’impressione che l’Occidente faccia ancora fatica a vedere che loro sono molto più vicini di quanto non sembri”. E se deve pensare alla cosa che gli ha fatto più paura, allora non ha dubbi: “Vedere in faccia il nemico, a 200 metri da me. Quando ho tirato su la testa, in quell’attimo ho provato qualcosa di unico. E quella è un’emozione forte, nonostante i tanti rischi legati alla presenza dei cecchini”.

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