Simbolo della sensualità per decenni, oggi è una splendida 66enne che non si pente di nulla: “Ecco come si vive alla mia età…”


 

Ve la ricordate in versione sexy in molte pellicole di alcuni decenni fa? Ebbene, Edwige Fenech ora, svestiti i panni della femme fatale, è una bella nonna di 66 anni. A La Repubblica si racconta a 360 gradi: dalle commedie sexy (“Le più pulite del cinema: le attrici si facevano una doccia dopo l’altra”, parola di Lino Banfi) all’esperienza come produttrice, ha amministrato la sua carriera con giudizio. “ Ho un amore sviscerato per la famiglia e ho un figlio. È sposato e dico sempre che di figli ne ho due, perché considero sua moglie un’altra figlia. Sono nonna di una bambina di tre anni, è la mia felicità: Edwin fa il manager a New York, prima viveva in Cina. Corro da un aereo all’altro. Essere nonne è bello, le donne non devono avere paura dell’età”. Come si amministra la bellezza, le chiede la giornalista del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari? “La cosa migliore è non pensarci mai, se no ti viene l’esaurimento nervoso. Se ci pensi tutto il tempo, diventi narcisista, egoista, tutto quello che un essere umano non deve essere. A trent’anni fai i ruoli della bella, ma dopo? Sono diventata produttore per dimostrare cosa sapevo fare. Mi sono fatta scrivere da Toscano e Marotta le storie (Delitti privati, Alta società, Il coraggio di Anna), ho chiamato Capitani alla regia. Oggi sono quella che alla mia età si definisce ” una bella signora” e va bene così. Da ragazza ero piena di complessi, tutta questa bellezza non la vedevo”. (Continua dopo la foto)







E ancora: “Tante colleghe hanno fatto film impegnati, e la loro carriera è finita presto. Io, dopo aver dimostrato a me stessa e agli altri che sapevo fare questo mestiere, ho capito che ammiravo molto gli attori. E visto che avevo un certo gusto, mi piaceva trovare buoni soggetti, mi sono messa a fare il produttore: “Commesse” fu una scommessa. Quando la proposi in Rai mi dissero che le serie con le donne non funzionavano… Hanno continuato a offrirmi ruoli ma ormai facevo un altro lavoro, non m’interessava più”. E, infine, dichiara di non pentirsi di nessuna delle pellicole girate? “Se li rinnegassi rinnegherei me stessa. 

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Naturalmente non rifarei tutto quello che ho fatto, oggi è facile dirlo, all’epoca avevo bisogno di lavorare, avevo un figlio. Tanti film sono anche felice di averli girati, ma ho molto litigato per i titoli: “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” mi mandava al manicomio. Mi vergognavo, non sono andata neanche alla prima. Poi anni dopo Veltroni nella sua recensione ne parlò bene. Una sera mi sono seduta da sola davanti alla tv e ho visto l’Ubalda; c’erano scene di nudo, ma niente di volgare. Non ho mai venduto il mio corpo né la mia anima. Certo se avessi potuto girare film con Kubrick li avrei fatti ma nessuno si ricorderebbe di me. Però a Cannes con “Sono fotogenico” di Dino Risi il pubblico ha applaudito per venti minuti. Io e Pozzetto non ce lo scorderemo mai”.

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