Barbara D’Urso&Co., sotto accusa la tv del dolore: “Oltraggia i morti per fare audience”


 

Mattino Cinque, Pomeriggio Cinque e Domenica Live, ma anche Storie Vere e Chi l’ha visto?. Sono i programmi accusati di sfruttare il dolore per fare audience. Secondo lo studio condotto dall’Osservatorio di Pavia sono colpevoli di dare sempre più spazio – troppo – alla cronaca nera “con un’attenzione costante nel tempo, che prescinde da sviluppi reali delle vicende”. Insomma, una spettacolarizzazione.

Si tratta di programmi che vanno in onda anche in fascia protetta e il più delle volte sono protagonisti di enfatizzazione del dolore, processi virtuali, accanimento mediatico. Questo il risultato dell’indagine sulle cattive pratiche televisive compiuta analizzando tutti i programmi trasmessi sulle tre reti Rai, le tre Mediaset e La7, dal 15 settembre al 15 dicembre. Meno criticità sono state rilevate in La Vita in diretta, Quarto Grado e Amore Criminale. Uno Mattina e I Fatti Vostri si collocano, invece, in un contesto meno problematico.

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La ricerca evidenzia sette aree di criticità: la raffigurazione strumentale del dolore, lo spettacolo nel dolore, l’eccesso patemico nel racconto, la narrazione empatica, il processo virtuale e la commissione tra generi. Il tempo dedicato alla cronaca nera e ai relativi dibattiti è di tre ore al giorno in media sulle sei reti principali (La7 è del tutto assente su questi temi). Le emittenti che dedicano più spazio alla tv del dolore sono Rai1 e Canale5. I principali casi trattati sono quelli di Elena Ceste e Loris Stival, mentre gli ospiti sono nella maggioranza dei casi vittime, rei e i loro familiari, protagonisti di un’esposizione mediatica massiccia. Nei mesi scorsi, aveva fatto discutere la denuncia presentata dall’Odg contro Barbara D’Urso per esercizio abusivo della professione.

Ora il presidente dell’ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, promette analoghe segnalazioni alle procure nei confronti degli altri soggetti, non giornalisti, che compaiono nella ricerca. L’indagine verrà consegnata anche all’Agcom, al Garante per la privacy e al Garante per l’Infanzia e l’adolescenza. “Siamo convinti che sia oltrepassato ogni limite e – ha detto Iacopino – ci sono trasmissioni che oltraggiano il nome di vivi e di morti in nome dell’audience”.

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