Tutto comincia con un messaggio semplice, quasi rassicurante: “Ciao mamma”. Poche parole, abbastanza per sciogliere il cuore e spegnere ogni sospetto. Ma dietro quelle due sillabe si nasconde una truffa ben orchestrata, capace di sfruttare l’amore e la paura più intima. Sul display compare una spiegazione dettagliata: il mittente ha perso il telefono, sta scrivendo dal cellulare di un amico e ha bisogno urgente di un bonifico perché il suo conto corrente risulta bloccato. Subito dopo arrivano le coordinate bancarie, l’iban e il nome di un presunto salvatore che dovrebbe aver prestato il cellulare. Ma quel nome non corrisponde a nessun volto noto: è l’identità fittizia di un truffatore.
Il raggiro si adatta a più varianti: a volte si parla di un cellulare rotto, altre di un affitto da pagare, di bollette scadute o spese mediche. L’obiettivo però è sempre lo stesso, ovvero sfruttare la pressione emotiva per far abbassare le difese razionali delle vittime. I truffatori riciclano gli stessi testi su WhatsApp o SMS, ma se la vittima non cade al primo tentativo, la messinscena continua. Arrivano messaggi vocali, magari una telefonata. E con l’intelligenza artificiale oggi è possibile clonare la voce di una persona partendo da un campione audio di pochi secondi. Il risultato è un’imitazione tanto fedele da ingannare persino un genitore. Online esistono strumenti economici e facili da usare che permettono di replicare timbro, tono e cadenza in modo sorprendente.

WhatsApp, nuova truffa telematica
La truffa del “Ciao mamma” non è una novità, ma con i recenti progressi della tecnologia si è trasformata in qualcosa di più sofisticato e inquietante. Chris Ainsley, responsabile della gestione del rischio frodi per la banca Santander, ha spiegato al Guardian che queste tecniche stanno diventando sempre più comuni. “Stiamo ricevendo notizie di casi in cui la tecnologia di imitazione vocale tramite intelligenza artificiale viene utilizzata per creare messaggi vocali su WhatsApp e SMS, rendendo la farsa sempre più realistica”, ha dichiarato. I software analizzano le caratteristiche uniche di ogni voce – come sesso, età e accento – e le confrontano con immense banche dati per generare una copia quasi perfetta.

La paura resta però il cuore della truffa. Anche davanti a una voce familiare, ciò che disorienta davvero è il panico: la preoccupazione che il proprio figlio o la propria figlia possa essere davvero in difficoltà. È questo il motore emotivo che fa abbassare ogni barriera logica. L’aiuto richiesto viene così percepito come urgente e inevitabile, ed è lì che si consuma l’inganno. Basta poco per convincere una madre o un padre a fare un bonifico, nella speranza di salvare chi ama.

Per difendersi però basta spesso un semplice gesto: chiamare il numero originale del proprio figlio o figlia. Il più delle volte, risponderà senza sapere nulla della richiesta appena ricevuta. In quel momento la truffa si smaschera. Il consiglio delle autorità è sempre lo stesso: mai agire d’impulso, bloccare subito il numero sospetto e denunciare l’accaduto alla polizia postale. Solo così si può sperare di fermare un inganno che, dietro il volto dell’intelligenza artificiale, continua a colpire i sentimenti più autentici.


