Paolo Lugiato spiega “l’azione antiterrorismo dei web giants”


Quando un uomo armato è arrivato in una sinagoga a Halle, in Germania, nel giorno dello Yom Kippur, voleva chiaramente attirare su di sé l’attenzione del mondo. “Credo che l’Olocausto non sia mai accaduto”, aveva detto, infatti, in un video postato su Twitch (proprietà di Amazon) prima di uccidere due persone. Era chiaramente ispirato dal terrorista di Christchurch (Nuova Zelanda), il cui attacco in diretta streaming a diverse moschee finì su Facebook a marzo. Il video dell’assalto di Halle, però, non è diventato virale. Come mai? Lo spiega, in questa analisi, Paolo Lugiato.

Le immagini autoprodotte dall’assassino sono rimaste su Twitch per 65 minuti prima di essere eliminate: un tempo che ha consentito a circa 2.200 persone di vederle.  Mentre le copie continuavano a circolare su Telegram, 4chan e altri siti non regolamentati – raggiungendo potenzialmente decine di migliaia di spettatori in più – la propaganda antisemita del nazista di Halle non è però esplosa su piattaforme più grandi come Facebook e YouTube.




L’azione antiterrorismo dei web giants paolo lugiato





“Un grande cambiamento rispetto a sei mesi fa reso possibile dalla nuova alleanza dei tech giants per difendersi dalla violenza virale: il Global Internet Forum to Counter Terrorism’s database per la lotta al terrorismo”, aggiunge Paolo Lugiato.

Fondato nel 2017 come partnership tra Facebook, Twitter, Microsoft e YouTube, il mese scorso il sodalizio (che include Amazon) si è trasformato in un gruppo autonomo antiterrorismo. Come agisce? Aiuta le aziende e i governi a coordinarsi in tempo reale per rispondere agli attacchi. E il suo principale strumento d’azione è un database condiviso di 200.000 “hashes”, o impronte digitali, che possono essere utilizzate per identificare la propaganda criminale.

L’azione antiterrorismo dei web giants paolo lugiato




Così, Twitch, dopo aver ha rimosso il video di Halle, ha condiviso l’hash del contenuto con il Global Internet Forum to Counter Terrorism’s database per far rintracciare il contenuto sulle piattaforme o, idealmente, impedirne l’upload. Ottenendo una grande risposta planetaria. Un primo passo, importante, per togliere un po’ di immondizia dal web…

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