Twitter raddoppia e passa da 140 a 280 caratteri. Cinguettii più lunghi e utenti più felici


Viviamo un’epoca in cui uno dei requisiti comunicativi fondamentali è la sintesi, dono rarissimo che le nuove generazioni hanno fatto proprio, grazie soprattutto al mondo social. Siamo talmente bombardati di input informativi che la brevità e l’istantaneità sono diventati sinonimi di efficienza. Spesso, però, un esercizio di sintesi estrema può portare a una perdita di qualità del processo di comunicazione, soprattutto considerando che il mezzo più usato per trasmettere un messaggio è quello scritto. È inevitabile domandarsi se davvero ci si possa esprimere in una manciata di caratteri, spazi inclusi. Secondo i vertici di uno dei colossi social, che ha fatto della brevità il suo tratto distintivo, la risposta è no, non è possibile o, meglio, non lo è per tutti. Così da settembre scorso i vertici dell’azienda in questione hanno dato il via ad alcuni test, grazie ai quali i milioni di utenti iscritti hanno avuto a disposizione il doppio dello spazio per poter lanciare in rete i propri cinguettii. Stiamo parlando di Twitter, che ha portato a 280 caratteri il limite per i tweet degli utenti. (Continua dopo la foto)







Chiunque utilizzi questo social network sa che si tratta di una svolta epocale, da tempo attesa in particolar modo dagli utenti con una lingua che, per sua stessa struttura, non può di certo essere breve. In altre parole, se i giapponesi, coreani e cinesi si sono sempre sentiti a loro agio con gli striminziti cinguettii da 140 caratteri, lo stesso non si può dire, per esempio, per tedeschi e italiani. Senza contare, poi, che questa furiosa necessità di abbreviazione porta a degli obbrobri grammaticali che si insinuano nel substrato culturale della società, diventando prassi linguistica. Per tutti questi motivi, dunque, Twitter ha deciso di regalare più spazio a tutti gli utenti, in modo che i cinguettii fossero davvero mezzi di espressione per tutti. I risultati emersi dai test sono davvero interessanti. Mentre durante i primi giorni del test molte persone hanno twittato sfruttando il nuovo limite, ben presto l’approccio dei consumatori si è normalizzato. Quando le persone avevano bisogno di più di 140 caratteri, Twittavano più facilmente e più spesso. (Continua dopo le foto)





 

Inoltre, la maggior parte delle volte gli utenti cinguettavano stando al di sotto dei 140 caratteri. Le persone che hanno avuto più spazio a disposizione hanno riscontrato un incremento nel numero di follower. Questi utenti hanno infatti segnalato alla società come un limite più alto nel numero dei caratteri li facesse sentire più soddisfatti e liberi nell’esprimersi sulla piattaforma, nell’abilità di trattare un buon contenuto e nell’uso di Twitter in generale. Nel 2006, quando ha fatto la sua comparsa, il network aveva scelto di vincolarsi ai 140 caratteri emulando gli sms. Di fatto, con i cinguettii più lunghi, il social non cambia la sua identità e cerca di tornare a crescere in termini di account attivi, che ora sono circa 325 milioni, e in termini di ricavi.

La frase indigna e solleva un polverone su Twitter. A pronunciarla, neanche a dirlo, ancora lei. Bellissima quanto discussa showgirl, sempre in prima linea quando si tratta di provocare. Una che, a quanto pare, proprio non riesce a non far parlare di sé. Stavolta, però, la rete non la perdona

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it