Estate: sole, mare e… incubo telefono in acqua. Maledetta distrazione. È questione di un attimo e il tuffo imprevisto può rovinare la vacanza (e il portafogli). Ma ecco cosa fare per ‘rianimare’ lo smartphone sfortunato (e bagnato)


 

Estate. Mare, sole, relax e… l’incubo del cellulare in acqua. Basta un attimo di distrazione e il tuffo, che potrebbe avere conseguenze irreparabili, è servito. La paura di bagnare lo smartphone, che nostro malgrado è diventato un amico inseparabile, fondamentale, resta viva tutto l’anno (scommettiamo che anche voi conoscete qualcuno che ha fatto fare un bagnetto al telefonino nel water, per esempio), ma in questa stagione è allarme è rosso. Facile, infatti, che si dimentichi lo smartphone nella tasca del costume (vale ovviamente per i maschietti) e ci si faccia il bagno. O anche che – maldestri di tutto il mondo, uniamoci – scivoli dalle mani dalla barca o dal bordo della piscina e lo si guardi con la lacrimuccia dei cartoni animati mentre ‘annega’. Che fare, allora, in questi casi? Disperarsi e, frase calzante, piangere sul latte versato serve a poco e a niente. Meglio avere a mente poche semplici regole per salvare il salvabile o, quantomeno, limitare i danni. Danni che, intendiamoci subito, a volte possono essere definitivi. L’acqua, purtroppo, spesso rappresenta un vero colpo di grazia per i nostri smartphone. (Continua a leggere dopo la foto)







Ma non tutti siamo sulla stessa barca. Chi, infatti, possiede smartphone di ultima generazione (come l’iPhone 7 o il Samsung S8) può stare sereno. Quei telefonini sono resistenti all’acqua, possono essere immersi a una profondità massima di un metro e mezzo e rimanerci mezz’ora. Ovviamente se anche il cellulare più moderno dovesse cadere in mare aperto, la situazione potrebbe complicarsi di brutto. Detto questo, ai meno fortunati che hanno invece un telefono più vecchiotto cosa resta da fare se il malcapitato non è stato progettato per resistere all’acqua? Intanto, anche se ci rendiamo conto che viene spontaneo in una situazione ‘di panico’ come quella del tuffo involontario dello smartphone, meglio evitare di premere pulsanti in continuazione o agitarli più del necessario. (Continua dopo le foto)




 


 

 

Spegnetelo immediatamente e tamponate con un panno asciutto per asciugare più acqua possibile. Ora, chiaramente dove possibile, aprite il telefono ed estraete la batteria. Anche qui asciugate il prima possibile l’acqua, ma non soffiate e non usate phon. Rischiate di fare ancora più danni. Lo step successivo? Inserite il cellulare in una busta con chiusura ermetica (tipo quelle per conservare il cibo nel freezer) con del riso oppure delle bustine di gel di silice (come quelle che si trovano nelle scarpe o nelle borse), e lasciatelo ‘riposare’ per almeno 24 ore. Trascorso un giorno intero provate a riaccenderlo. Di solito i danni più gravi colpiscono gli altoparlanti. Se il telefono si è ripreso, allora potete esultare (e magari prestare più attenzione in futuro). Ma se i tentativi di rianimarlo sono miseramente falliti, non potete far altro che portarlo in assistenza. Sempre che la garanzia non si annulli per il tuffo. All’interno degli smartphone c’è un indicatore di contatto con il liquido (Lci), simile a un piccolo adesivo, che diventa rosso se bagnato. A quel punto non rimane altro che dare l’addio al proprio smartphone e optare per un nuovo modello subacqueo o almeno per una custodia impermeabile.

“È sbagliatissimo e anche pericoloso”. Lo facciamo tutti, non possiamo nasconderlo. Quell’abitudine col nostro smartphone: mai cosa fu più errata. A saperlo prima…

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