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Tre clan non si mettono d’accordo: commerciante costretto a pagare 3 volte il pizzo

Un caso che se fosse di ordinaria burocrazia farebbe sorridere o indignare, a seconda dei punti di vista. Ma il fatto è ancora più serio con i clan malavitosi che, diciamo così, riescono a superare i grovigli e la cattiva comunicazione tra burocrazie diverse. Succede che un commerciante di Adelfia, piccolo coune del circondario barese, è stato costretto a pagare, ogni mese, tre volte il pizzo per effetto di un litigio all’interno del clan Di Cosola che ha provocato una spaccatura nella stessa cosca. Come conseguenza dello “spacchettamento” del clan, difatti, l’imprenditore ogni mese è stato obbligato a versare la stessa somma a tre emissari diversi dell’organizzazione criminale.

(continua dopo la foto)


 

Le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Triggiano e dai magistrati della Dda di Bari hanno evidenziato come la vittima avesse iniziato a pagare il pizzo di 500 euro al mese circa cinque anni fa, a favore dei familiari di Giulio Marino, in quel momento detenuto. Improvvisamente, all’inizio del 2013, per divergenze interne alla cosca Di Cosola, era arrivato l’ordine di pagare ai familiari di Antonio Foggetti e Gaetano Moschetti, anche loro in carcere in quel periodo. La cosa non era evidentemente piaciuta alla famiglia del primo e lo sgarro è stato punito con una bomba all’esercizio del vessato nell’aprile scorso. Il commerciante terrorizzato ha così deciso di pagare il pizzo a tutti e tre per evitare il peggio, arrivando a sborsare fino a 800 euro mensili. Poi, sull’orlo del fallimento, ha deciso di chiedere l’aiuto dei carabinieri. Sei gli arresti e l’imprenditore liberato dalla schiavitù dell’estorsione.

 


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