È bastato un attimo. Un’oscillazione netta, quel vuoto allo stomaco che fa alzare lo sguardo e cercare conferme negli occhi degli altri. E poi, come sempre ormai, lo stesso gesto automatico: telefono in mano, social aperti, messaggi che si moltiplicano. “L’avete sentita?”
Nel giro di pochi minuti le bacheche si sono riempite di segnalazioni, racconti, screenshot, testimonianze in tempo reale. C’è chi parla di un movimento lungo e chi di un colpo secco, chi ammette lo spavento e chi prova a rassicurare. Una scossa che, a giudicare dal tam tam online, avrebbe attraversato una zona enorme.

A mettere ordine tra le sensazioni e le voci ci hanno pensato, come sempre, i dati ufficiali. Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il terremoto ha raggiunto magnitudo Mwp 5.8 ed è stato registrato alle 12:34 ora italiana.
L’epicentro è stato localizzato nella regione del Primorye, nell’Estremo Oriente della Russia, a est della città di Vladivostok. Un’area lontana da noi, certo, ma con un nome che torna spesso quando si parla di scosse importanti e di sismicità intensa.
La particolarità, però, è un’altra: la profondità. L’evento si è verificato a circa 354 chilometri sotto la superficie terrestre. È quello che gli esperti definiscono un terremoto profondo, generato molto più giù rispetto ai sismi che di solito causano i danni maggiori in superficie. Ecco perché, nonostante l’intensità, nelle prime ore non sono emerse informazioni immediate su conseguenze per la popolazione o danni evidenti. Non significa che la paura sia stata minore: quando la scossa si sente, l’istinto è lo stesso ovunque.

Gli esperti spiegano che l’area si trova vicino a uno dei sistemi geologici più attivi del mondo. Qui la placca del Pacifico scivola sotto la placca eurasiatica: un processo chiamato subduzione, capace di accumulare energia per anni e poi liberarla in pochi secondi. Il sisma sarebbe avvenuto nella cosiddetta zona di Wadati-Benioff, la fascia che accompagna la discesa della placca oceanica verso le profondità. Anche a centinaia di chilometri sotto terra, le rocce continuano a deformarsi e rompersi: ed è lì che nascono questi eventi.
A differenza dei terremoti superficiali, quelli profondi tendono spesso a provocare meno danni diretti nelle aree vicine all’epicentro. Ma hanno un’altra caratteristica: possono essere avvertiti su territori molto estesi, proprio per il modo in cui le onde sismiche si propagano. Non a caso, è questo il tipo di scossa che scatena una valanga di messaggi: persone lontane tra loro che, nello stesso momento, avvertono un movimento insolito e cercano conferme. È la paura che corre veloce, prima ancora delle notizie ufficiali.
L’Estremo Oriente russo è considerato tra le zone più sismicamente attive dell’Eurasia. I grandi terremoti si concentrano soprattutto lungo l’arco delle Isole Curili e della Kamchatka, dove non sono rari eventi oltre magnitudo 8 e, in alcuni casi, anche associati a tsunami. Il Primorye, in genere, registra una sismicità più contenuta. Ma la struttura tettonica collegata al Pacifico può comunque generare terremoti profondi come quello segnalato oggi. E ogni volta, puntuale, torna la stessa sensazione: quella fragilità improvvisa che nessuno riesce davvero ad abituarsi a sentire.


