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“Sul suo telefono…”. Crans-Montana, scoperta choc sullo smartphone di Jessica Moretti: cosa hanno trovato

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La tragedia del Constellation di Crans-Montana continua a far emergere nuovi elementi destinati a pesare sul processo in corso a Sion. A oltre un anno dal devastante incendio scoppiato nella notte di Capodanno, costato la vita a 41 persone e responsabile del ferimento di oltre cento clienti, l’attenzione della Corte si è concentrata nuovamente sui proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti. L’ultima udienza ha infatti portato alla luce dettagli che rischiano di aggravare ulteriormente la loro posizione.

Durante il lungo interrogatorio di venerdì, la titolare del discobar si è trovata a dover rispondere non solo delle contestazioni già formulate dall’accusa, ma anche di un nuovo presunto reato. Al centro della vicenda è finita una fattura relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente installata nel locale nel 2015, il materiale che nella notte del disastro si trasformò in una micidiale trappola alimentando il rogo. Secondo quanto emerso in aula, il documento sarebbe risultato falso, circostanza che ha portato all’aggiunta dell’accusa di falso documentale.


Le chat e gli audio che complicano la difesa

I due imprenditori francesi sono arrivati in tribunale sotto scorta, evitando l’ingresso principale e accedendo da un’entrata secondaria. Jacques Moretti si è presentato con barba lunga e cappellino scuro, quasi irriconoscibile, mentre Jessica ha scelto di intervenire subito, sostenendo di sentirsi “distrutta, devastata” per le “tante falsità” che, a suo dire, sarebbero state diffuse sul loro conto.

Ma proprio alcuni messaggi estratti dalle conversazioni WhatsApp hanno rappresentato uno dei momenti più delicati dell’udienza. La procuratrice aggiunta del Canton Vallese, Catherine Seppey, ha mostrato una chat nella quale Jessica scriveva ai dipendenti: “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare il Constellation”. Una frase choc che, secondo l’accusa, dimostrerebbe la piena consapevolezza del rischio legato alla presenza della schiuma fonoassorbente. I Moretti hanno invece sostenuto che si trattasse semplicemente di un modo di dire, una spiegazione che la magistrata ha giudicato poco convincente.

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Un altro messaggio, questa volta attribuito a Jacques Moretti, ha acceso i riflettori sulla gestione delle uscite di emergenza. In una conversazione l’uomo chiedeva infatti conferma che la porta di sicurezza del seminterrato fosse chiusa. Davanti ai giudici ha spiegato che alcuni dipendenti utilizzavano quell’accesso per raggiungere gli appartamenti sovrastanti il locale, provocando le proteste dei residenti. Tuttavia il contenuto della chat ha alimentato i dubbi sulla reale gestione delle vie di fuga.

Particolarmente pesante è stato anche il capitolo dedicato al celebre corteo pirotecnico organizzato all’interno del locale. Per anni la difesa ha sostenuto che si trattasse di iniziative spontanee dei camerieri. Gli audio ascoltati in aula sembrano però raccontare una realtà diversa. Dalle registrazioni emergerebbero infatti precise indicazioni impartite da Jessica Moretti per coordinare la coreografia della serata. Tra i messaggi ascoltati figurano espressioni come “avrei gradito che si facesse” e “potreste farlo”, elementi che secondo l’accusa dimostrerebbero un coinvolgimento diretto dell’imprenditrice nell’organizzazione dello spettacolo.

Quegli stessi audio hanno provocato uno dei momenti più emotivamente intensi dell’udienza. Jessica Moretti è scoppiata in lacrime ricordando Cyanne Panine, la giovane dipendente che, sollevata sulle spalle di un collega durante la sfilata, avrebbe innescato involontariamente l’incendio perdendo poi la vita tra le fiamme. Nonostante ciò, la donna ha continuato a ribadire la propria versione: “Non abbiamo mai obbligato nessuno”. Ha tuttavia ammesso che la pratica era diventata una consuetudine all’interno del locale.

Il momento più duro è arrivato quando ha preso la parola l’avvocato Alfredo Zampogna, legale della famiglia di Chiara Costanzo, una delle vittime del disastro. Il giorno dell’interrogatorio coincideva infatti con quello che sarebbe stato il diciassettesimo compleanno della ragazza. Il legale ha raccontato di non essere riuscito a trattenersi dopo aver ascoltato Jessica Moretti dichiarare di condividere il dolore dei familiari delle vittime. “Le ho detto che oggi Chiara avrebbe compiuto 17 anni ed è morta nel massacro del Constellation”, ha spiegato davanti ai giornalisti.

L’avvocato ha poi ricordato il drammatico racconto della madre della giovane, Giovanna Langella, che il 25 maggio avrebbe trovato la forza di visionare gli ultimi istanti di vita della figlia. Secondo quanto riferito, Chiara sarebbe riuscita a raggiungere una delle uscite di sicurezza trovandola però chiusa. Poco dopo sarebbe stata travolta dal fumo nero che invase il locale. Zampogna ha infine rivolto accuse pesantissime ai due imputati, contestando a Jessica di essersi diretta verso una via di fuga che riteneva praticabile e a Jacques di aver ridotto nel tempo la larghezza della scala dove furono ritrovati ammassati 34 corpi. Parole che hanno reso ancora più tesa un’udienza già segnata da emozioni, accuse e nuovi inquietanti interrogativi sulla gestione della sicurezza all’interno del Constellation.


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