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“Spiagge chiuse”. Allarme caravelle portoghesi, la decisione drastica nelle note località di vacanza

  • Storie

Il mare che bagna le coste dell’Europa occidentale, tradizionalmente considerato sicuro per bagnanti e surfisti, sta diventando teatro di un fenomeno che preoccupa autorità e scienziati. La caravella portoghese è infatti tornata a farsi vedere in massa lungo le spiagge del sud-ovest della Francia e della Comunità autonoma dei Paesi Baschi, in Spagna. Una presenza che ha costretto i comuni costieri a intervenire con misure drastiche, tra cui la chiusura immediata di numerose spiagge molto frequentate, con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica.

L’allarme è stato lanciato ufficialmente tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, dopo che numerosi esemplari di Physalia physalis sono stati avvistati galleggiare nelle acque prossime alle spiagge. Le autorità francesi e basche hanno attivato i rispettivi sistemi di monitoraggio, avvisando la popolazione con cartelli e comunicazioni istituzionali. In particolare, il comune di Bidart è stato tra i più colpiti, con cinque spiagge interdette al pubblico, mentre anche località simbolo del turismo balneare come Biarritz e Anglet hanno dovuto chiudere almeno tre tratti di costa. “Non è una medusa, ma non è meno urticante”, ha spiegato la Comunità dei Paesi Baschi sui propri canali ufficiali, sottolineando la pericolosità dell’animale e invitando la popolazione a segnalarne la presenza.

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Spiagge chiuse e monitorate per la presenza di caravelle portoghesi

In questi giorni, molte spiagge sono state riaperte ma il pericolo non può dirsi del tutto rientrato. La caravella portoghese, infatti, si distingue per la sua sacca galleggiante – una sorta di vescica trasparente con sfumature blu, rosa o viola – che resta visibile in superficie, mentre sotto si nascondono tentacoli urticanti che possono arrivare anche a trenta centimetri di lunghezza. Il contatto con questi filamenti può causare reazioni molto gravi, fino allo shock anafilattico. Ed è proprio la potenza del veleno di questi tentacoli a rendere la specie così temibile. In Italia, per esempio, una donna è finita in ospedale a Catania nel 2022 dopo essere stata punta da una caravella portoghese, caso che aveva già sollevato l’attenzione dell’Ispra, l’ente nazionale per la protezione dell’ambiente.

La presenza sempre più frequente di questi organismi nelle acque europee è strettamente collegata ai cambiamenti climatici in atto. Originaria delle acque tropicali del Golfo del Messico, dell’Oceano Indiano e del Mar dei Caraibi, la Physalia physalis ha iniziato a comparire con maggiore regolarità anche in Mediterraneo e lungo le coste atlantiche europee, attratta da acque sempre più calde e favorevoli alla sua sopravvivenza. Il riscaldamento globale, insomma, non solo cambia gli equilibri terrestri ma ridefinisce anche quelli marini, portando nuove specie, non sempre innocue, a colonizzare territori dove prima erano solo ospiti occasionali.

Molto più complessa di una semplice medusa, la caravella portoghese è in realtà un organismo coloniale, composto da quattro distinti tipi di polipi che convivono in simbiosi: alcuni deputati alla nutrizione, altri alla riproduzione, altri ancora alla difesa. La sua vescica galleggiante, detta pneumatoforo, non solo le permette di restare a galla, ma le garantisce anche una parziale capacità di immersione per sfuggire ai predatori. Un meccanismo sofisticato, che fa di questo animale uno degli esempi più sorprendenti dell’adattamento evolutivo. E anche una minaccia da non sottovalutare per chi si tuffa, ignaro, nelle acque di quelle che un tempo erano considerate tranquille coste europee.


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