“Tra queste ossa cerchiamo anche quegli italiani scomparsi”. La sconcertante scoperta di una fossa comune riaccende le speranze dei parenti


 

Nella torrida seconda estate di guerra, Adolf Hitler si apprestava a sferrare la più grande offensiva tedesca sul fronte russo: centinaia di divisioni aeree, corazzate e di fanteria erano ammassate sul confine polacco in attesa della dichiarazione di guerra contro la Russia. Il 22 giugno 1941 venne messa in atto l’Operazione Barbarossa, che prevedeva l’annientamento totale della Russia di Stalin. Benito Mussolini, convinto dell’assoluta invincibilità tedesca e della rapida risoluzione del conflitto, aveva deciso di inviare una prima spedizione militare italiana.

Circa 62 mila uomini, per lo più divisioni di fanteria autotrasportabili, vennero inviati il 10 luglio sotto il comando del generale Giovanni Messe sul fronte russo.

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Per un anno il corpo di spedizione italiano combatté fianco a fianco dell’11 armata tedesca, fino a quando, a causa del fallimento dell’offensiva contro le forze russe, il capo del Terzo Reich richiese un maggior sforzo all’alleato italiano.

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Sul fronte russo vennero così mandati ulteriori uomini arrivando a formare un contingente di circa 230mila uomini che formò la 8 armata, che combatterà coraggiosamente in prima linea, fianco a fianco con le forze tedesche, fino alla definitiva ritirata del marzo 1943. Durante tutte le operazioni, i soldati italiani, male equipaggiati e male assistiti dagli alleati tedeschi, combatterono coraggiosamente e oltre ogni aspettativa. Durante le fasi della ritirata, però, molti di questi perirono per le condizioni meteo avverse o vennero catturati e internati nei campi di prigionia russi, una seconda condanna a morte. Secondo le stime, a morire sui campi gelidi del fronte orientale furono oltre 77mila uomini, mentre i feriti furono circa 40mila.

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Incalcolabili il numero dei dispersi dell’ottava armata, come pochi furono i sodati italiani che fecero ritorno dai campi di prigionia russi. Molti tornarono decine di anni dopo il loro internamento nei campi della Siberia, ma molti altri non tornarono mai dai campi del fronte orientale. E proprio per questo, già in passato, si erano attivate diverse missioni di recupero che esploravano zone della Russia, alla ricerca degli ultimi resti delle migliaia di soldati italiani ancora dispersi. Dopo oltre settanta anni dalla Russia giunge la notizia della scoperta di una enorme fossa comune con all’interno i resti di decine di migliaia di militari stranieri. La fossa nel pieno della steppa russa, nei pressi di Kirov, a circa 800 chilometri a nordest di Mosca con un lunghezza di circa cinquecento metri, una larghezza di un centinaio di metri e una profondità di quattro metri, ospiterebbe al proprio interno tra i 15 e i 20 mila scheletri di soldati stranieri. La notizia è stata confermata dall’ambasciata italiana a Mosca che ha spiegato: “Abbiamo già preso contatti con le autorità di Kirov che ci parlano della possibilità che la fossa contenga anche i resti di nostri connazionali. Dire quanti siano e a quale reparto appartenessero, però, è ancora prematuro. Gli accertamenti richiederanno molto tempo”.

 

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