Giganti di Mont’e Prama, i più antichi colossi del Mediterraneo?


Quaranta anni fa, nel territorio di Cabras in provincia di Oristano, venivano riportati alla luce quelli che vennero poi chiamati i Giganti di Mont’e Prama: 24 statue di guerrieri, arcieri e pugilatori alti due metri e mezzo, scolpiti a tutto tondo su pietra arenaria, risalenti con molta probabilità al IX secolo a. C.



 

Gli scavi finanziati con fondi dell’Università di Sassari, sono ripresi cinque mesi fa con gli archeologi della Soprintendenza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano e dell’Università di Sassari. In questi giorni sono iniziate le delicatissime operazioni di trasferimento degli ultimi due Giganti verso il Museo civico di Cabras. Ci sono volute due ore per imbracare la prima statua in un telaio di legno, chiuderla in una cassa e sollevarla con il braccio meccanico di una gru per caricarla su un camion.


Il primo gigante ha destato subito un grande interesse per la sua quasi totale integrità e per la postura diversa rispetto a quella delle statue ritrovate quarant’anni fa: il pugilatore non ha il pugno col guantone e lo scudo elevati in alto sul capo, come i precedenti che si possono già ammirare nei musei di Cagliari e Cabras. Li ha invece stretti sul petto e sul fianco. Gli archeologi Alessandro Usai della Soprintendenza e Paolo Bernardini dell’Università di Sassari hanno spiegato che questo particolare rende il pugilatore somigliante in modo straordinario a un piccolo bronzetto nuragico ritrovato nella celebre tomba etrusca di Vulci, in provincia di Viterbo e datato con certezza nel IX secolo a. C., epoca in cui la grande statuaria greca era ancora da venire. Se il legame tra la statua di arenaria e il bronzetto fosse accertato definitivamente, i Giganti diventerebbero l’esempio più antico di “colossi” nella grande statuaria classica dell’area Mediterranea.

 


 Il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di occuparsi della gestione degli scavi in maniera diretta, riducendo il ruolo dell’Università di Sassari e delle sovrintendenze locali. Fatto che ha provocato forti polemiche che in questi giorni si sono ulteriormente  accentuate a causa della scelta del Mibact di affidare il recupero, l’indagine scientifica e la valorizzazione dei Giganti a un’impresa emiliana scelta con procedura negoziata, senza passare da un vero e proprio bando pubblico, per un lavoro da oltre 430mila euro.