“Ecco dove e quando è morto (davvero) Adolf Hitler”. Dalla carte desecretate della Cia, nuovi elementi sulla fine del fuhrer


Adolf Hitler, ormai è abitudine: ogni tanto si torna a parlare di lui. Non in senso storico, che è un dovere, ma della curiosità che da sempre è attorno alla sua fine. Di pagine se ne sono scritte tante, così come di film. Ma resta, e non solo relegata ai complottisti, quel dubbio sulla sua morte. La versione ufficiale, quella che abbiamo imparato sui libri di storia è che si sia tolto la vita nel suo bunker. Molti dittatori preferiscono andarsene così, per mano propria, piuttosto che affidare il proprio destino al nemico. Ma sul fuhrer si è sempre fantasticato circa una sua fuga (senza mai approfondire se concordata o meno con gli Alleati) in Sudamerica. Ciò che è certo è che diversi gerarchi del nazismo trovarono asilo in Argentina, Brasile e Paraguay. Già negli anni precedenti alla caduta, si dice, era stata bene organizzata una rete di protezione, accoglienza per dare loro ‘una nuova vita’. Del resto, ci sono evidenze in questo senso sull’allora presidente argentino, Juan Domingo Perón, che avrebbe facilitato l’ingresso nel paese. Per lo più si dirigevano e stanziavano in Patagonia, regione dalle caratteristiche geografiche e climatiche simili alla Germania. Ma anche perché più isolata rispetto al resto del paese sudamericano. (continua dopo la foto) 




Altre teorie lo vorrebbero, dal 1945 in Brasile, in un villaggio poco abitato in compagnia di una donna del posto. Fantasie o no, oggi arrivano documenti ufficiali. Sono quelli della Cia desecretati in questi giorni e riportati sul Giornale. In quelle carte si legge che a rivelarlo è stato un agente dei servizi segreti americani, nome in codice Cimleody-3, che avrebbe avuto notizie abbastanza attendibili della presenza prima in Colombia e poi in Argentina del dittatore tedesco. “Cimelody-3 è stato contattato il 29 settembre 1955 da un amico di fiducia che ha servito sotto il suo comando in Europa e che attualmente risiede a Maracaibo”, si legge. E ancora: “L’amico di Cimelody-3 ha affermato che durante l’ultima parte del settembre 1955, Phillip Citroen, ex ufficiale delle SS, gli ha detto in via confidenziale che Adolph Hitler è ancora vivo. Citroen ha sostenuto di aver avuto un contatto con Hitler in Colombia durante un suo viaggio da Maracaibo verso quel Paese come impiegato della Knsm (Royal Dutch) Shipping Co. Ha poi sostenuto che Hitler ha lasciato la Colombia per l’Argentina intorno a gennaio del 1955”. A questa informativa viene allegata una foto in cui sembra proprio di riconoscere Hitler. La didascalia sul retro dell’immagine recita: “Adolf Schrittelmayor, Tunga, Colombia, America del Sud, 1954”. Seduto accanto a lui quello che dovrebbe essere l’ex ufficiale delle Ss, Phillip Citroen. (continua dopo le foto)





 

Il documento per quanto possa essere suggestivo non è ancora da prendere assolutamente come certo. Secondo qualche analista, la foto infatti ritrarrebbe un Hitler troppo giovane per essere il vero dittatore nazista (nato nel 1889). Pur essendo gli alleati già nel 1944 a conoscenza dei possibili cambi d’identità del dittatore nazista, la foto in questione solleva dubbi. L’unica cosa che sembra confermata è il sospetto storico sulla versione data dai russi: già negli anni Cinquanta gli americani indagarono sulla questione per conto loro, battendo le strade conosciute allora in Sudamerica. Sospetto ancor più confermato da una indagine forense sui resti posseduti dai Russi: la calotta cranica esaminata sarebbe quella di Eva Braun, mentre mancherebbe un riscontro maschile tra le ossa recuperate nella Berlino in fiamme del 1945. Insomma, il personaggio più crudele e discusso della storia continua a tenere banco.

È lui il bimbo della propaganda sulla razza ariana: “Vi racconto Hitler e la mia vergogna”