Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, quando i pidocchi salvarono centinaia di ebrei


Eroismo, pidocchi e nazisti. Sono gli ingredienti di ‘Il fantastico laboratorio del dottor Waigl‘, in uscita per Bollati Boringhieri, di Arthur Allen. Il romanzo, che racconta una storia vera, è un susseguirsi di colpi di scena: Tutta la vicenda inizia, umilmente, con i pidocchi, temibili vettori del tifo petecchiale che l’Europa aveva imparato a temere durante il primo conflitto mondiale, quando nelle luride trincee di tutti gli eserciti il tifo era stato una causa inevitabile di morte almeno quanto le pallottole e le bombe. Così era iniziata la corsa al vaccino, una ricerca scientifica di assoluta priorità strategica in tutte le nazioni. Alle soglie della Seconda guerra mondiale, il laboratorio che aveva ottenuto i migliori risultati era quello del dottor Rudolf Weigl e del suo assistente, il dottor Ludwik Fleck, nella città di Lviv, allora in Polonia. Nel frattempo i nazisti avevano conquistato il potere in Germania e una cospicua parte della loro propaganda dipingeva violentemente i nemici di Hitler e della ‘germanità’ proprio come pidocchi. Conquistata rapidamente la Polonia nel 1939, i nazisti si trovarono tra le mani il più avanzato laboratorio del mondo per la lotta contro il tifo: una manna per le truppe impegnate sul fronte orientale. Per un po’ sorvolarono sul fatto che Fleck fosse ebreo e che Weigl fosse un noto antifascista, e ordinarono loro di produrre il vaccino per la Wehrmacht.

 



Approfittando dello status di luogo di elevato interesse bellico, il laboratorio di Weigl divenne un rifugio per centinaia e centinaia di ebrei e intellettuali polacchi, che venivano assunti per “donare il loro sangue ai pidocchi”, operazione necessaria per tenere in vita una colonia di insetti dai quali estrarre il vaccino. Per mesi, Weigl e Fleck salvarono ebrei assumendoli nel laboratorio, riuscendo anche a far giungere il vaccino fin dentro al ghetto di Varsavia, per gli ebrei che vi erano rinchiusi. Intanto, ritardavano invece la consegna del medicinale alle autorità tedesche adducendo scuse di ogni tipo. Alla fine, la schiacciante politica dello sterminio prese il sopravvento. Fleck finì nel ghetto di Lviv, poi a Auschwitz e infine a Buchenwald, mentre Weigl perse poco a poco la propria autonomia. Ma Fleck riuscì a ripetere il sabotaggio dal cuore stesso della macchina nazista dello sterminio: obbligato a produrre un vaccino per i tedeschi, riuscì eroicamente a metterne in produzione di nascosto due versioni, una efficace, che consegnava ai prigionieri del campo, e una completamente inerte, che passava alle SS. Non lo scoprirono mai. Allen, nato a Cincinnati e educato a Berkeley, è un giornalista specializzato nelle tematiche della medicina e della salute pubblica. Ha scritto per il New York Times Magazine, il Washington Post, The Atlantic, la Associated Press, Science e Slate; ha pubblicato ‘Vaccine. The Controversial Story of Medicine’s Greatest Lifesaver’ (2011) e ‘Ripe. The Search for the Perfect Tomato‘ (2008). ‘Il fantastico laboratorio del dottor Weigl’ è il suo primo libro pubblicato in italiano.

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