Mancano i fondi: l’eccezionale scoperta al circo Massimo verrà ricoperta


Un’eccezionale scoperta è avvenuta a Roma nel corso degli scavi e del restauro dell’emiciclo del Circo Massimo: grandi frammenti architettonici appartenenti alla zona dell’attico e alla trabeazione dell’arco di Tito.  L’opera dedicata a Tito nell’anno della sua morte (81 d. C.) per celebrare la vittoria sui Giudei e la distruzione di Gerusalemme, era collocata al centro del Circo Massimo. L’ampiezza dell’arco è stata calcolata in circa 17 metri, per una profondità di 15, mentre le colonne dovevano sviluppare un’altezza di oltre 10 metri. Era sormontato, sull’attico, da una grandiosa quadriga bronzea. 



Le indagini condotte dagli archeologi della Sovrintendenza capitolina sono in corso e sono risultate particolarmente complesse per la presenza della falda acquifera che corre sopra gran parte delle strutture archeologiche. A causa della mancanza dei fondi necessari per l’eliminazione delle infiltrazioni d’acqua e per la ricostruzione dell’arco, è stato deciso di reinterrare il ritrovamento  ma una ricostruzione virtuale del monumento, è attualmente in fase di sviluppo grazie alla collaborazione con il Dipartimento Architettura dell’Università di Roma Tre.


 

«Il problema – sottolinea Rita Paris, direttore archeologo della soprintendenza statale per i Beni archeologici di Roma e direttore del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo – non è tanto quello di continuare a scavare nella nostra città. Si potrebbero fare ancora scoperte sensazionali nella stessa zona del Circo Massimo (il più grande monumento della Roma imperiale, forse capace di contenere trecentomila spettatori), sul Palatino, lungo la via Appia o a Largo Argentina, ad esempio e comunque nelle aree demaniali. Ma poi bisogna avere le risorse per tenere a vista e rendere visitabili, oltre che valorizzare, le nuove scoperte. E ciò si potrebbe fare solo nelle zone che hanno già un piano di gestione»  

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