Spunta il testamento di Italo Balbo: inedita versione anti Hitler del fascismo


 

Va all’asta missiva inedita indirizzata al nipote meno di un anno prima della sua ‘strana’ morte In una lunga lettera inedita del 5 settembre 1939, scritta da Tripoli meno di un anno prima della sua ‘strana’ morte per mano amica, Italo Balbo (1896-1940) esprimeva tutte le sue perplessità nei confronti di Benito Mussolini e della sua politica bellica, tanto da parlare di “sfogo” e da accusare i nazisti di aver trattato i fascisti come “scarpe fuori uso”. La missiva fa parte del carteggio privato tra il governatore fascista della Libia, deceduto in seguito all’abbattimento per errore del suo volo militare da parte della contraerea italiana sopra Tobruck, al giovane nipote Lino. La corrispondenza, stimata 3.000-4.000 euro, sarà offerta nell’asta di libri e autografi organizzata da Minerva Auctions giovedì 4 giugno a Roma, nella sede di Palazzo Odescalchi, in piazza Santi Apostoli. Nella lettera il maresciallo Italo Balbo descriveva tutta l’amarezza per le decisioni non sempre condivisibili del suo Duce: “Quaggiù mi preparo e preparo sul serio il paese. Chi può prevedere che cosa ci riserbi il domani? Se si deve combattere anche contro forze soverchianti e soprattutto contro mezzi bellici imponenti, la lotta sarà proporzionata ma l’esito incerto, perché faremo miracoli e sapremo morir bene. Certo che i tedeschi ci hanno trattato come scarpe fuori uso, perché non si sono affatto curati di mantenere i patti (il riferimento è all’alleanza con la Russia stipulata con Stalin nell’agosto del 1939, ndr) circa l’epoca in cui poteva scoppiare la guerra e circa il patto con i russi venuto subito dopo la guerra ideologica di Spagna! Cose da pazzi…. Spero, anzi, sono sicuro che Mussolini avrà sentito lo schiaffo come lo abbiamo sentito tutti noi. Soldati veri, spogli d’abusata retorica”.

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Continuava Italo Balbo in questa lettera intima al nipote Lino: “Ti dirò poi, in confidenza assoluta, che gli ufficiali intelligenti hanno la faccia scura ed incominciano a trangugiare certi bocconi in modo troppo visibile. Ma chissà? Spero sempre nella sterzata che spazzi via uomini insufficienti e sistemi insopportabili, senza linea. Il Capo ci ha dato esempi eloquenti nel passato e il passato può anche ritornare! Non credere, dopo questo sfogo, che sia malinconico. Sono ancora giovane ed ho la fede intatta. Successo e gradi non mi hanno invecchiato lo spirito veramente rivoluzionario! A presto, spero, caro figlio. Salutami tutti i cari e buoni amici ed abbiti un abbraccio. Zio Italo” Fabio Massimo Bertolo, specialista del dipartimento dei manoscritti di Minerva Auctions, sottolinea come il tono della lettera del 5 settembre 1939 è quello di “un vero testamento spirituale, riletto con gli occhi della storia”. Balbo prendeva direttamente le distanze dalla Germania e indirettamente dal suo Duce, anche se quella sferzata che si auspicava da Mussolini non verrà mai. Le sue posizioni politiche, nel cruciale biennio 1938-40, Balbo aveva avuto il coraggio di esprimerle sempre con molta chiarezza, e anche in questa lettera al nipote Lino (sentito quasi come un figlio) non si astiene dall’esprimere pesanti giudizi sulla condotta della Germania, sulle sue strategie politiche e sul ruolo che invece l’Italia avrebbe dovuto avere.

Caffeina news by AdnKronos

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