Le oche di Meidum sono un falso? Un egittologo mette in dubbio uno dei capolavori dell’antica arte egizia


Da sempre ammirato e considerato un capolavoro dell’arte egizia il famoso fregio conosciuto con il nome “oche di Meidum”, scoperto nel 1871 da Auguste Mariette nella tomba monumentale del principe Nefermaat e di sua moglie Atet e oggi gelosamente conservato al Museo Egizio del Cairo, potrebbe essere un clamoroso falso. Ne è convinto l’egittologo italiano Francesco Tiradritti che ha esposto le sue motivazioni in un articolo pubblicato su Il Giornale dell’Arte. Secondo Tiradritti, ricercatore dell’Università «Kore» di Enna e direttore della missione archeologica italiana in Egitto, a realizzare quell’opera non fu un artista di 4.500 anni fa ma Luigi Vassalli, egittologo e pittore ottocentesco, cui un resoconto attribuisce l’asportazione, per conto del museo di Bulaq per cui lavorava, dell’intonaco dipinto.




  Tiradritti ha spiegato come sia giunto a questa clamorosa conclusione: «Mi è stato chiesto – ha detto l’archeologo – di scrivere un romanzo ambientato nell’antico Egitto e per gli sfondi ho tratto ispirazione diretta dai testi e dalle pitture egizie. Per la prima volta in più di trent’anni di carriera mi sono chiesto a che specie appartenessero le sei oche. Ho così scoperto che quattro non erano originarie dell’Egitto e, per di più, non erano neanche attestate altrove nell’arte egizia. Avevo due alternative: ritenere che le oche si fossero estinte subito dopo essere state dipinte nella mastaba di Nefermaat e Atet, oppure che c’era qualcosa che non andava. L’alternativa che si trattasse di un falso mi è balenata sin dal primo momento, ma mi sembrava un’ipotesi così assurda che ho faticato ad accettarla» .




Tra le altre anomalie riscontrate dall’egittologo ci sono anche le tonalità dei colori usati, mai viste in altre pitture egizie, il tipo di stesura possibile soltanto con l’utilizzo di pennelli moderni e l’ “eccessiva sproporzione” tra le oche.

“Rimane da capire se Vassalli si sia limitato a ridipingere e completare un soggetto preesistente, come era in uso nell’Ottocento e come lui stesso ha fatto su altre opere del Cairo, oppure se abbia eseguito un’opera del tutto nuova, cosa che io ritengo assolutamente più probabile”, ha scritto l’egittologo.

L’articolo ha creato grande agitazione tra le autorità egiziane e ha avuto grande risalto sui media egiziani. Il direttore del Museo egizio, Mahmoud Alhalwagi, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per determinare l’effettiva datazione dell’opera e un archeologo egiziano, Ahmed Saleh, è stato incaricato di formare un “comitato archeologico di alto livello” per esaminare la denuncia di Tiradritti.

 

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