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“Una puntura”. Roland Garros, Zverev: la scena durante la partita con Flavio Cobolli

  • Sport

La finale del Roland Garros contro Flavio Cobolli non ha regalato soltanto emozioni sportive. A catturare l’attenzione di milioni di appassionati è stato anche un episodio avvenuto durante uno dei cambi di campo, quando Alexander Zverev si è fermato per praticarsi un’iniezione direttamente sulla gamba. Una scena insolita, soprattutto per chi non conosce a fondo la storia personale del campione tedesco.

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Mentre la battaglia sulla terra rossa di Parigi entrava nelle sue fasi più intense, le telecamere hanno immortalato quel momento. In molti sui social si sono chiesti cosa stesse facendo il tennista e perché fosse costretto a ricorrere a una siringa nel bel mezzo di una partita così importante. Dietro quel gesto, però, si nasconde una realtà che accompagna il campione da praticamente tutta la vita.


Una battaglia iniziata da bambino

Per anni il fuoriclasse tedesco ha convissuto con una condizione che ha scelto di tenere lontana dai riflettori. Da bambino temeva che raccontarla apertamente potesse compromettere il suo sogno di diventare un atleta professionista. La paura di essere considerato diverso o meno adatto alla competizione lo ha portato spesso a vivere questa sfida in modo riservato.

Eppure, grazie al sostegno della sua famiglia e in particolare della madre Irina, non ha mai smesso di inseguire i propri obiettivi. Allenamenti, tornei e sacrifici sono andati avanti senza interruzioni, fino a trasformarlo in uno dei tennisti più forti della sua generazione, capace di conquistare titoli prestigiosi e di arrivare sul tetto del tennis mondiale.


La ragione di quelle iniezioni è il diabete di tipo 1, una patologia con cui Zverev convive fin dall’età di quattro anni. Si tratta della forma più severa della malattia, caratterizzata dall’incapacità del pancreas di produrre insulina, l’ormone indispensabile per permettere al glucosio di entrare nelle cellule e trasformarsi in energia.

Per questo motivo il tennista deve assumere regolarmente insulina dall’esterno. Se ciò non avviene, i livelli di zucchero nel sangue aumentano rapidamente, provocando sintomi come sete intensa, stanchezza, necessità frequente di urinare, mal di testa e vista offuscata. Nei casi più gravi, l’organismo inizia a utilizzare i grassi come fonte alternativa di energia, producendo sostanze chiamate chetoni che possono portare a conseguenze molto pericolose.

La terapia non può essere rimandata. Saltare una sola somministrazione può influenzare il rendimento sportivo, mentre un’interruzione più lunga può trasformarsi in una vera emergenza medica. Ecco perché Zverev porta sempre con sé sensori per il monitoraggio della glicemia, insulina e strumenti necessari per gestire la malattia anche durante gli incontri più importanti della sua carriera.

Oggi Alexander Zverev rappresenta molto più di un campione di tennis. Dopo aver conquistato l’oro olimpico, le ATP Finals e il suo primo titolo dello Slam a Parigi, è diventato un simbolo di determinazione per milioni di persone. Attraverso la Alexander Zverev Foundation, inoltre, sostiene bambini affetti da diabete nei Paesi meno sviluppati, dove spesso farmaci e tecnologie salvavita non sono facilmente accessibili. La sua storia dimostra che anche davanti a ostacoli enormi è possibile continuare a inseguire i propri sogni e raggiungere traguardi che sembrano impossibili.


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