“Se ne va un mito, una leggenda”. Lutto nello sport italiano: Massimo Cuttitta è morto di Covid a 54 anni

Lutto nello sporti: è morto Massimo Cuttitta. È stato uno dei rugbysti più forti del panorama nazionale italiano. Per tutti da sempre “Maus”, il leggendario pilone azzurro se n’è andato questa sera a soli 54 anni. A sconfiggerlo è stato l’avversario più infido mai incontrato: il Covid. Malattia che solo 3 giorni fa si era portata via anche la mamma.

Erano stati ricoverati insieme all’ospedale di Albano (provincia di Roma) dalla fine di marzo, era stata intubata prima la mamma Nunzia e poi anche lui, ma purtroppo la situazione non si è rivelata recuperabile. A piangerlo non è solo il rugby italiano, ma tutta la famiglia ovale internazionale. Nato a Latina da famiglia napoletana, Massimo, assieme al gemello Marcello e al terzo fratello Michael, ha scoperto il rugby in Sudafrica, dove la famiglia si era trasferita negli anni ’80. (Continua a leggere dopo la foto)


Michael avrebbe poi smesso per dedicarsi agli studi di ingegneria, mentre Massimo e Marcello avrebbero fatto la storia del rugby italiano: Maus con 69 caps tra il 1990 e il 2000, il secondo, che a dispetto di quanto si potrebbe pensare maturò un fisico totalmente diverso e andò a giocare all’ala, 54 caps e 24 mete in azzurro (primato ancora imbattuto) tra il 1987 e il 1999. (Continua a leggere dopo la foto)

Entrambi protagonisti di quel ciclo di successi che permisero all’Italia prima di avanzare la candidatura e poi di ottenere un posto nel nuovo Sei Nazioni, di cui Massimo fece in tempo a giocare la prima edizione, prima che un infortunio lo spingesse a mettere fine alla sua carriera internazionale. Una famiglia legata comunque alle sue origini, quella dei fratelli Cuttitta, che nel 2011 aprono nella loro Anzio la scuola di rugby “Cuttitta Brothers”. (Continua a leggere dopo la foto)

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In azzurro il suo nome è legato a quello dei tecnici francesi Bertrand Fourcade e George Coste, che lo porteranno a giocare due Coppe del Mondo: Inghilterra 1991 e Sudafrica 1995. Curiosamente, quando lasciò la Nazionale, lo fece giocando la penultima partita del Sei Nazioni 2000 con l’Inghilterra a Roma, subentrando al pilone destro Tino Paoletti nel giorno dell’esordio di un altro pilone che avrebbe fatto la storia, Andrea Lo Cicero.

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