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Mondiali di calcio a rischio? I dubbi del presidente della Fifa

  • Sport

A poco più di tre mesi dall’inizio del Mondiale di calcio 2026, il calendario dello sport internazionale si ritrova improvvisamente intrecciato con una crisi geopolitica sempre più tesa. Mancano circa 100 giorni alla Coppa del Mondo organizzata tra Canada, Messico e Stati Uniti, mentre altri eventi di primo piano incombono sul calendario: la Finalissima tra Argentina e Spagna, prevista tra poche settimane, e il primo appuntamento stagionale del Gran Premio di Formula 1 in Bahrain. In questo scenario, la normalità dello sport appare sempre più fragile, compressa tra preparativi e timori.

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Le tensioni internazionali stanno già producendo i primi effetti concreti. L’Eurolega di basket ha deciso di rinviare le partite che coinvolgono squadre israeliane e di Dubai, segnale evidente di quanto il conflitto stia incidendo sulla programmazione sportiva globale. Le competizioni che fino a poco tempo fa rappresentavano momenti di spettacolo e confronto pacifico tra nazioni ora si trovano a fare i conti con missili, bombardamenti e instabilità politica, elementi che oscurano classifiche, pronostici e slogan sulla fratellanza sportiva.


Mondiali di calcio, i dubbi del numero 1 Fifa

Tra gli appuntamenti più attesi, ma anche più delicati, c’è il dossier che riguarda la Coppa del Mondo di calcio. Secondo quanto ricostruito da Il Giornale, uno dei nodi principali riguarda la possibile partecipazione dell’Iran, inserito nello stesso girone con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. L’ipotesi più concreta al momento è che la nazionale iraniana possa disputare le partite in condizioni straordinarie oppure, nello scenario peggiore, essere esclusa dal torneo.

Le gare che dovrebbero svolgersi negli stadi di Los Angeles e Seattle rischiano infatti di trasformarsi in eventi altamente sensibili dal punto di vista della sicurezza. In particolare si valuta la possibilità che ai tifosi iraniani venga negato il visto, misura che potrebbe alimentare tensioni diplomatiche e proteste. A rendere ancora più complesso il quadro c’è la situazione della sicurezza in Messico, uno dei paesi organizzatori, mentre anche alcune città statunitensi osservano con attenzione l’evoluzione del contesto internazionale.

Ed è proprio in questo scenario che entra in gioco la posizione della Fifa e del suo presidente. Nelle ultime ore si moltiplicano le indiscrezioni secondo cui Gianni Infantino starebbe valutando se confermare o meno il torneo, consapevole che qualsiasi decisione avrà conseguenze enormi sul piano politico, economico e sportivo. L’idea di andare avanti con il Mondiale nonostante le tensioni internazionali resta sul tavolo, ma cresce anche la possibilità di misure straordinarie o addirittura di un rinvio.

Il numero uno della Fifa si trova davanti a un bivio complesso: confermare il torneo, accettando polemiche e timori legati alla sicurezza, oppure prendere in considerazione una soluzione radicale come un posticipo della competizione, ipotesi che ricorda quanto accaduto durante la pandemia. Una scelta che diventerebbe inevitabilmente anche politica, vista la dimensione globale dell’evento e l’enorme impatto economico del Mondiale.

La situazione coinvolge anche altri grandi appuntamenti sportivi. La Finalissima tra Argentina e Spagna, in programma il 27 marzo a Doha, potrebbe essere spostata in sedi alternative come Londra o Miami, proprio per ridurre i rischi legati alla sicurezza. Nel frattempo anche la Formula 1 osserva con attenzione quanto accade in Medio Oriente: il Gran Premio del Bahrain, previsto tra il 10 e il 12 aprile, appare a sua volta sotto osservazione dopo alcuni attacchi contro basi americane nella regione.

In un contesto così instabile, il tradizionale motto dello sport – “the show must go on” – sembra perdere forza. La priorità, oggi più che mai, riguarda la sicurezza di atleti, delegazioni e tifosi, mentre il conflitto internazionale dimostra quanto sia difficile separare lo sport dalla realtà geopolitica. Se la guerra continua a intensificarsi, il mondo sportivo potrebbe essere costretto a prendere decisioni drastiche, ricordando che la tutela della vita viene prima di qualsiasi competizione.


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